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In addition to Ilhan Omar’s reelection to Congress, NINE more Somalis were elected to the State Senate and State House across Minnesota, Ohio, and Oregon.
I am speechless.
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Replying to @danieledv79 @lucianonobili
Hai ragione, chi governa deve farlo secondo i principi democratici, la religione deve restare al di fuori della sfera pubblica. Purtroppo nelle loro società prevalgono leggi religiose come la sharia, la poligamia e i matrimoni infantili inaccettabili nella nostra civiltà...
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Il nuovo corso democratico USA: no a Israele, sì alla Sharia. youtube.com/shorts/9Oj2DB3lS… via @YouTube
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Replying to @Paroledipaola @lucianonobili
Occorrerebbe che anche chi è islamico nel suo ufficio pubblico agisse secondo la Costituzione e la legge dello Stato, rispettando il principio della laicità, come tutti devono fare, credenti e non credenti in qualsiasi religione. – at Nerviano, Lombardia
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Replying to @lucianonobili
A me Trump non piace, è un pazzoide, ma questa avanzata di candidati islamici in occidente non mi piace per niente e mi preoccupa. Come può un candidato musulmano fare bene se la loro religione cozza contro i principi democratici? Si pensi al ruolo di sottomissione delle donne.
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Sangiuliano sta dicendo alla 7 che la destra italiana si ispira al conservatorismo di Reagan e a una tradizione che non ha nulla a che fare con Trump. Allego foto tratta dal profilo Instagram di un Sangiuliano particolarmente ispirato.
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Jerry was waiting for a bus after work when a stranger walked up and shot him in the face with a shotgun. Random attack. No reason. He woke up two months later in a hospital with his front brain removed, screws in his skull, skin grafted from his leg onto his face. Lost his apartment. Ended up homeless on Skid Row. Never stopped smiling. Died in 2020 when his lungs gave out.
In the video below Jerry sits down with photographer Mark Laita for Soft White Underbelly on Skid Row - where he'd been sleeping outside since losing everything - and talks through what happened with a calm that's hard to watch.
He said the doctor told him something strange. Said the shot was so close that it actually saved him. Any further away and his head would have been all over the street.
He said he can't see properly out of his left eye. Can't smell or breathe through his nose at all. Said he hadn't looked at himself in a mirror in over two years.
Before the shooting he was making airplane parts at a machine shop. Had his own apartment. A normal life. Gone in one second at a bus stop.
He was asked if he was bitter.
Said no. Said he has every excuse in the world to be down. Just doesn't use it. Said he can't stop living now.
Does a man who gets shot in the face by a stranger, loses his home, loses his brain and still wakes up grateful have something most people with everything intact will never understand?
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Replying to @Betty36174919
Quei cavernicoli con lo straccio terrorista vestiti da ninja sono rimasti ai tempi delle Crociate. Intendono sterminare gli infedeli, cioè noi. Si stanno diffondendo nel mondo come una peste nera
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Quando i mullah in Iran presero il potere, grazie all’aiuto dei socialisti, più tardi, gli islamisti li uccisero tutti.
Questo è il momento più pericoloso per la civiltà occidentale, tutta, senza eccezione.
Chi per i voti patteggia con frange islamiste e dittatoriali, non solo sta vendendo il proprio paese ma ci sta portando alla distruzione, alla morte della democrazia e alla sottomissione, non solo a livello nazionale ma continentale.
Fate attenzione a chi voterete, le future generazioni non meritano un inferno come in Iran e sarete responsabili se ciò succederà anche da noi in Europa.
Piano piano frange estremiste stanno prendendo potere, togliendo la libertà di pensiero, di azione e la sicurezza. Impongono e agiscono con prepotenza, con totale impunità.
Continuerete a fare i buonisti complici o porrete un limite a questa piaga?
Io non sarò complice di questa deriva che si auto flagella.
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This is what Islam did to America 25 years ago.
I’ll never understand how any American can vote for a Muslim politician.
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You need to keep this video firmly in mind when you wake up in the morning and remember that you voted for Muslim politicians.
Shame on you.
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il problema non sono i coglioni o i bot che spargono notizie fasulle.
Il problema sono i professori universitari.
Una camera di tortura è stata scoperta vicino a Kiev, dove oltre 40 uomini erano tenuti prigionieri dalla Guardia Nazionale dell'Ucraina. La vittima più giovane sarebbe stata solo di 14 anni.
L'evento è reale, è accaduto il 2 novembre.
La scelta delle armi per risolvere i conflitti comporta sempre orrori come questi. Da ogni parte.
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Mi piacerebbe capire quanto l'ondata blu di queste elezioni sia merito dei candidati democratici e quanto, invece, dipenda dai demeriti del leader folle pericoloso, narcisista e demente della Casa Bianca.
#Elections2026
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Replying to @GiuseppeConteIT
Ma come, non eravate amici?
Qui cercava di salutarlo con la manina...
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Probabilmente chi dovrebbe leggere per imparare non lo farà… grazie comunque!
Josephine Ariel Lettera
LA FAVOLA DEL "GESÙ PALESTINESE"
Chi conosce il mio percorso sa bene che il lavoro nell'ambito della spiritualità e della relazione d'aiuto costituisce il mio terreno quotidiano. Proprio per questa ragione, osservo da anni con estrema lucidità e crescente allarme le derive tossiche di un certo ambiente. Ho visto da vicino come la vulgata New Age arrivi a manipolare il discernimento, anestetizzando la ragione critica e spacciando per "evoluzione della coscienza" ciò che è solo infantilismo spirituale, narcisismo disincarnato e disonestà intellettuale. Quando una ricerca interiore autentica perde il contatto con la realtà, con la storia e con la responsabilità etica, smette di essere spiritualità e diventa un comodo paravento per le peggiori manipolazioni.
È su questo terreno degradato che la falsificazione storica abbandona l'elmetto della militanza ideologica per indossare la maschera eterea della guru da social. Niente slogan urlati, ma sospiri meditativi.
Si è diffuso recentemente un video emblematico di questo fenomeno. L’autrice esordisce con quel tono condiscendente tipico di chi pretende di dispensare risvegli cosmici dall'alto di una presunta superiorità vibrazionale: "Ragazze, è inutile che vi arrabbiate... Sono 2000 anni che preghiamo un bambino palestinese, una Madonna palestinese... un uomo palestinese crocifisso dall’anticristo". E, davanti alla più banale delle obiezioni, il motivo per cui l’indignazione collettiva ignori sistematicamente le stragi sterminate in Congo o in Sudan per canalizzarsi in modo ossessivo su un solo Paese, la giustificazione tocca vette di cinismo grottesco: il nostro "sistema nervoso" non ce la fa, "deve selezionare" per autoprotezione, e la nostra attenzione deve concentrarsi lì dove si gioca la battaglia spirituale suprema, perché "quando l’anticristo chiama, il Cristo deve rispondere".
Questa narrazione mette in scena un dispositivo retorico pericoloso che agisce su più livelli: il collasso storiografico, l’ipocrisia selettiva del misticismo disincarnato e la riattivazione dell'antico mito teologico del deicidio.
Sostenere che Gesù di Nazareth fosse "palestinese" non rappresenta una licenza metaforica, è un falso metodologico che violenta l'evidenza documentale. Nel I secolo dell'era volgare, il contesto geografico e istituzionale in cui si colloca la vicenda evangelica era rigidamente censito dall'amministrazione imperiale tra la provincia di Iudaea e la tetrarchia di Galilaea. L'entità politico-amministrativa denominata Syria Palaestina non esisteva. Venne istituita d'autorità, dall'imperatore romano Adriano soltanto nel 135 d.C., ovvero più di un secolo dopo la morte di Gesù.
Adriano prese quella decisione in seguito al soffocamento brutale della rivolta di Bar Kokhba, conclusasi con il massacro di oltre mezzo milione di ebrei documentato da Cassio Dione, la devastazione sistematica della regione e la distruzione di Gerusalemme, ricostruita come colonia pagana col nome di Aelia Capitolina. Per spezzare per sempre la memoria nazionale del popolo ebraico e cancellarne la radice storica sul territorio, l'imperatore cancellò d'imperio la denominazione ufficiale di Iudaea e vi impose il termine Palaestina. Adriano trasse quel nome dai Peleset, i Filistei, una popolazione marittima originaria dell'area egea stanziatasi sulle coste meridionali di Canaan nel XII secolo a.C., nemica storica delle tribù israelitiche ed estintasi da molti secoli prima dell'arrivo delle legioni romane.
Definire Gesù "palestinese" produce dunque un cortocircuito surreale. Significa applicare retroattivamente a un ebreo della Giudea un toponimo coloniale inventato da un tiranno romano quattro generazioni più tardi col preciso intento di punire, disperdere e umiliare la sua stessa gente.
E quando nei commenti si tenta l'arrampicata citando Erodoto, sostenendo che già nel V secolo a.C. il termine comparisse nelle Storie, si confonde una designazione geografica marittima con la storia di un popolo. Erodoto parlava di Palaistine Syrie per delimitare la fascia litoranea un tempo abitata dai Filistei; in nessun testo dell'antichità classica, ellenistica o levantina quella denominazione è mai stata impiegata per definire le tribù di Giuda, la Samaria, la Galilea o la discendenza della Casa di Davide.
Gesù, Yeshua, nacque, visse e morì da ebreo osservante. Fu circonciso all'ottavo giorno secondo il patto di Abramo, il Brit Milà; parlava aramaico ed ebraico biblico; frequentava e insegnava nelle sinagoghe; indossava gli zizit prescritti dalla Legge; saliva a Gerusalemme per le festività del pellegrinaggio (Pesach, Sukkot, Shavuot); discuteva la Torah con farisei e maestri della Legge. Trasformarlo in un arabo-palestinese del Novecento non è un'allegoria innocua, ma una spoliazione identitaria architettata per strappare al popolo ebraico la propria indigenità levantina, riducendolo a usurpatore straniero nella terra stessa dei suoi patriarchi.
Questa riscrittura delle origini è la versione secolarizzata e intersezionale della teologia della sostituzione. Per secoli l'antigiudaismo dottrinale ha predicato che la Chiesa avesse espropriato Israele del suo statuto elettivo; oggi quel medesimo schema viene declinato in chiave post-coloniale, pretendendo di espellere l'ebreo dal canone stesso della propria memoria.
Il fenomeno è allarmante e si propaga a vista d'occhio. La menzogna del "Gesù palestinese" è riuscita a infiltrarsi persino nella scuola pubblica, comparendo in alcuni manuali per l'insegnamento della religione cattolica, complice l'opera di settori del clero levantino apertamente ideologizzati, una dinamica di alterazione dottrinale documentata con precisione da analisti come Carlo Panella.
Da questo sdoganamento pedagogico alla farsa aperta il passo è breve. Sui social proliferano contenuti che propagandano la storiella di un "Gesù musulmano", applicando un'islamizzazione retroattiva a tutto il nucleo evangelico, trasformando Maria in Mariam e retrodatando di oltre seicento anni la nascita dell'Islam, sorto nella Penisola Arabica solo nel VII secolo. L'obiettivo sotterraneo resta immutato: se Gesù era palestinese e i patriarchi erano arabi, l'indigenità ebraica attestata dall'archeologia e dall'epigrafia viene liquidata come un'usurpazione moderna.
La vera natura della manipolazione emerge nel confronto diretto con chi solleva obiezioni fondate. Quando diversi commentatori fanno notare con rispetto e precisione che la provincia di Syria Palaestina risale al 135 d.C. e che Gesù era un ebreo della Galilea, l'autrice del video non si confronta mai con i documenti. Si rifugia invece nell'astrazione tipica del cinismo olistico: "La Syria Palestina c'era già nel 135 dC. Direi che a noi, come simbolo, basta, che dici? 😉💜".
In questa replica è racchiuso l'intero meccanismo di raggiro cognitivo.
Si ammette a denti stretti l'anacronismo temporale, ma lo si degrada all'istante a un dettaglio insignificante. L'indagine storiografica viene derubricata a pedanteria materiale: "a noi, come simbolo, basta". I fatti devono piegarsi alla narrazione. Quando messa alle strette, l'autrice formula la sintesi surreale "era ebreo e palestinese, come molti altri", proiettando le categorie territoriali del Mandato Britannico del Novecento sulla Giudea del tempo di Tiberio.
Chi pretende rigore documentale viene subito accusato di essere "aggressivo", privo di tatto e invitato a "condividere in modo più gentile", fino a essere bollato come un "troll da bloccare". È il paravento perfetto, spacciare disinformazione storica con il sorriso serafico ed emojii floreali, additando chi difende la verità come un'anima opaca e rancorosa, classica dinamica aggressiva-passiva. E, non appena il castello teorico vacilla, la platea dei discepoli interviene per zittire il dissidente. Chi ribadisce la realtà storica viene etichettato come "sionista" e accusato di giustificare massacri. La confutazione filologica viene trasformata in una colpa morale.
Il punto di caduta etico di questa spiritualità da vetrina si consuma nell'asimmetria dell'indignazione. Perché il circuito della "luce e dell'amore" non spende una sola parola per i milioni di morti delle guerre dimenticate in Congo, per il genocidio in Sudan o per le vittime della Siria e dello Yemen? La risposta offerta nel video è un saggio di ipocrisia. Il "sistema nervoso" umano non regge troppo dolore e deve compiere una selezione difensiva.
Tradotto fuori dai convenevoli: le vite spezzate dell'Africa o di altre latitudini non provocano alcuna scossa vibrazionale perché lì non c'è l'ebreo da erigere a capro espiatorio.
La morte di popolazioni inermi non scuote il "sistema nervoso" dell'Occidente sazio, quando manca l'ingrediente mitologico fondamentale, il Nemico Assoluto.
A quel punto, la maschera cade e la narrazione mostra le sue radici oscure: l'opposizione tra "Cristo" e "l’Anticristo".
Accusare l'avversario geopolitico di incarnare l'Anticristo che torna a crocifiggere il giusto, riattiva direttamente la propaganda medievale del deicidio. Non ci troviamo sul piano di una severa e legittima critica alla condotta bellica o politica di un governo, siamo dentro la demonizzazione metafisica. Lo Stato ebraico smette di essere una nazione impegnata in un contesto geopolitico spietato; diventa la proiezione dell'Anticristo, la personificazione cosmica del male che "noi, che siamo il Cristo", dobbiamo risvegliarci per debellare.
Da professionista che conosce dall'interno le trappole della New Age, lo dico chiaramente: non c'è alcuna saggezza, alcuna illuminazione e alcuna frequenza elevata in questo teatro. C'è soltanto il vecchio, collaudato dispositivo del capro espiatorio, riverniciato con la presunzione di chi usa l'aura mistica per giustificare il proprio conformismo morale. La verità dei fatti non ha bisogno di falsificare le carte d'identità dei profeti per imporsi, perché le pietre della Giudea, le pergamene e le epigrafi antiche rimangono al loro posto a ricordare che la storia reale, è l'unico vero antidoto a chi vorrebbe dissolverla nel fumo dell'incenso da salotto.
E a chi ama concludere le proprie dissertazioni ripetendo che "la consapevolezza è potere", rispondo... Sì, ma quella vera. Quella che poggia sullo studio, sul rigore dei fatti e sul rifiuto categorico di farsi megafono dell'odio millenario travestito da luce.
Nell'immagine: Shekel d'argento coniato a Gerusalemme durante la Prima Guerra Giudaica (67–68 d.C., Anno 2 della rivolta). Al dritto spicca il calice del Tempio con l'iscrizione in caratteri paleo-ebraici "Shekel d'Israele" (שקל ישראל); al rovescio il ramo con tre melograni sbocciati e la scritta "Gerusalemme la Santa" (ירושלים הקדושה). Questo reperto numismatico, coniato negli stessi decenni della predicazione apostolica e mezzo secolo prima che l'imperatore Adriano imponesse il toponimo punitivo "Syria Palaestina" (135 d.C.), attesta la sovranità, la lingua e l'indigenità del popolo ebraico nella sua terra d'origine, smentendo alla radice qualunque anacronismo ideologico.
Un abbraccio,
Josephine Ariel Lettera 🌹
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Grazie! 👏👏👏👏👏
Roberto Riccardi
Da Hamas alla figlia di Giorgia Meloni. È stato un attimo. Prima di scriverne mi sono serviti giorni per far sbollire la rabbia. Non è bastato.
Giovedì scorso, nella sala stampa della Camera dei Deputati, si è tenuta una conferenza per chiedere la liberazione del medico palestinese Hussam Abu Safiya, detenuto in Israele.
In una foto, pubblicata dagli stessi servizi medici di Gaza, indossa la divisa di Hamas accanto agli alti ufficiali del gruppo. Quei servizi, in un altro post, lo chiamano colonnello.
L’evento lo ha organizzato la solita Stefania Ascari, deputata del Movimento 5 Stelle, che ha offerto un palco al figlio del medico. Perché “solita”, lo capirete tra poco.
Al microfono il ragazzo si è rivolto alla premier e ha tirato in ballo la figlia Ginevra, dieci anni.
Le sue parole vanno lette piano, perché sono costruite con cura.
Quando torna a casa e chiama sua figlia, ha detto alla Meloni, si ricordi delle Convenzioni di Ginevra, quelle che proteggono il personale sanitario.
Poi l’affondo: “come lei ama sua figlia”, lui sente la mancanza del padre.
Accanto a lui, la Ascari annuiva.
Ma Ginevra non è una convenzione. È una bambina.
Quella frase non chiede giustizia. Mette la Meloni sulla sedia del carceriere, come se fosse lei a tenere qualcuno in cella. Poi usa la figlia come leva per piegarla.
È la grammatica del ricatto, recitata con la voce del sentimento.
La trappola è perfetta. Se la madre reagisce, la accusano di strumentalizzare la figlia. Se tace, la figlia resta lì, appesa a un microfono di Montecitorio.
In quella sala si è parlato di Ginevra. L’unica a non poter rispondere era lei.
Davanti alle proteste, la Ascari ha chiesto dove sarebbe l’attacco. Ha parlato di un appello alla sensibilità materna.
Ha domandato in quale lingua il ragazzo avrebbe dovuto esprimersi, come se lo scandalo fosse l’arabo e non il nome di una bambina.
Dove sarebbe l’attacco, onorevole?
Nella figlia nominata davanti alle telecamere. Nella madre messa sotto ricatto. Nel suo cenno del capo, proprio quando toccava a lei interrompere.
Ora il perché di quel “solita”.
La Ascari non è una sprovveduta capitata lì per caso. Da anni la porta di Montecitorio per il circuito pro-Pal la apre lei.
Ha portato più volte alla Camera Mohammad Hannoun. In un video chiedeva donazioni per l’associazione fondata da lui.
Oggi Hannoun è in custodia cautelare nell’inchiesta genovese sui presunti finanziamenti ad Hamas e la Procura ha chiesto per lui il rinvio a giudizio.
Ha fatto della sala stampa il palcoscenico di Francesca Albanese. A settembre, al sit-in davanti a Montecitorio dove si scandivano cori per Hamas, l’applauso più forte della piazza è andato alla Ascari.
E siede in commissione Antimafia, quella che dovrebbe riconoscere le reti prima di tutti.
Per lei Abu Safiya è un medico “colpevole soltanto di umanità”. Ma una divisa di Hamas non è un camice.
Ecco perché è stato un attimo. Quando per anni si prestano le istituzioni a quel mondo, si smette di controllare che cosa entra dalla porta.
E il passo fino a una bambina diventa cortissimo.
C’è però di peggio. Quella porta si è aperta su una bambina che è un bersaglio da sette anni.
A tre anni uno stalker scriveva ogni giorno che Ginevra era sua figlia e che sarebbe venuto a Roma a vederla.
A otto in rete circolava “Kill Giorgia e Ginevra”.
Lo stesso anno, davanti alla questura di Macerata, un giovane camerunense girava un video di allusioni su di lei. I giudici gli hanno fermato l’espulsione.
A dieci, il Parlamento.
Per sette anni l’odio verso questa bambina è salito di piano, senza che nessuno lo fermasse. Giovedì ha trovato la porta aperta. Sappiamo tutti chi la teneva.
Intanto sui social girava già un video con la foto di madre e figlia abbracciate, presa dalle pagine della premier e rilanciata, a quanto si legge, da pagine pro-Pal, compresa quella dell’imam torinese Brahim Baya.
L’affetto più intimo: tutto in vetrina.
Eppure è la stessa deputata che, per una battuta ritenuta sessista su una consigliera del suo partito in un consiglio comunale di Ferrara, presentò un’interrogazione alla ministra Roccella.
Allora dichiarò che “le parole non sono mai solo parole”.
Le parole di Ferrara la indignavano. Il nome di una bambina minacciata da anni, pronunciato davanti a lei alla Camera, no.
E la sinistra? Bastavano quattro parole: la bambina lasciatela fuori.
Non le ha dette nessuno.
Nel campo largo è in corso una gara a chi è più pro-Pal. In quella gara la decenza è diventata una concessione al nemico, perché prendere le distanze vorrebbe dire dare ragione alla Meloni almeno una volta.
È la gerarchia delle vittime che la sinistra pratica da anni. Ci sono bambini che meritano fiaccolate e bambini che non meritano una riga.
Il criterio non è l’età. È il cognome.
Invertiamo la scena. Una deputata di Fratelli d’Italia ospita alla Camera il figlio di un uomo accusato di far parte di un gruppo armato e lui si rivolge a un leader della sinistra citando per nome suo figlio.
Quante ore passerebbero prima delle piazze, degli appelli, delle prime pagine sul clima d’odio?
Non serve immaginarlo. Lo sappiamo.
A Giuseppe Conte nessuno chiede di cambiare idea su Gaza. Gli si chiede di dire le quattro parole che la sua deputata non ha trovato.
Se tacerà, quel silenzio diventerà la sua firma accanto al cenno del capo della Ascari.
Ginevra non vota, non governa, non ha arrestato nessuno. Ha soltanto un nome.
Qualcuno ha deciso che bastava. La solita deputata ha annuito.
Autore: Roberto Riccardi
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Buongiorno a tutti!...
Oggi è una splendida giornata... 🍹
Ci sono novità?.. 😎
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Los ciudadanos de Nueva York votaron un alcalde socialista comunista musulmán radical de África que obtuvo la ciudadanía hace solo 7 años.
Ahora se quejan de que Nueva York se convirtió en un infierno islámico.

























