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NO DM ! Putin,Trump, Bibi 🤢 L’unica chiesa che illumina è quella che brucia 🤭 Vannacci 🤡Costituzione inviolabile ⭕️ ProEutanasia 😀 ProVax 💉EU federata 🇪🇺

Joined June 2009
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😵🥴😵‍💫 LA PRESIDENTA INCAPACE, IGNORANTE❗️
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Al netto della violenza che distrugge ogni buona ragione, ribellarsi è giusto. Belle queste piazze.
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Hey @grok, how did Elon Musk regrow his hair? Was it a hair transplant or something else?
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Bisogna fare chiarezza, perché forse non l’ha capita neanche chi ha scritto il post. Uscire a 64 anni non è una grazia concessa dal governo, è un meccanismo già previsto dalla stessa legge Fornero per chi è nel sistema interamente contributivo. Il piccolo "dettaglio" che in tv dimenticano sempre di spiegare è il requisito d'accesso: per uscire a 64 anni serve aver maturato un assegno pari ad almeno 3 volte l’assegno sociale (oltre 1.600 euro al mese). Chi ci rientra? Chi ha stipendi alti, quadri, carriere blindate e senza un buco contributivo. Chi ne resta fuori? L'operaio, il commesso, il metalmeccanico o chiunque abbia avuto un percorso normale o precario, che a 64 anni quel montante non lo vedrà mai. Per loro la pensione resta inchiodata a 67 anni, in attesa che ripartano pure gli adeguamenti alle speranze di vita. E poi la favola degli 850 milioni per "superare la Fornero". Chiunque conosca un minimo i conti pubblici sa che cancellare davvero quella riforma o fare Quota 41 pulita costerebbe tra i 4 e i 5 miliardi all'anno, strutturali. Mettere sul piatto 850 milioni equivale a voler rifare un palazzo con i soldi di una mano di bianco nell'androne: briciole per finanziare qualche deroga minuscola e farsi lo spot in prima serata. La cosa surreale è vedere chi applaude convinto: doveva essere cancellata in cinque minuti, poi sono passati da Quota 100, 102 e 103 ricalcolata, per arrivare a rivendicare come trionfo un articolo scritto dalla Fornero quindici anni fa e tagliato su misura per i redditi alti. I lavoratori continueranno a spaccarsi la schiena fino a 67 anni, la Fornero resta blindata al suo posto, e in tv si festeggia una vittoria per pochi eletti. Un capolavoro di illusionismo politico, applaudito con fervore proprio da chi continuerà a pagarne il conto.🤡🎪
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100€ all'anno per i neonati, intoccabili fino ai 18 anni. Ci trattano da straccioni e i Boccaloni sono pure contenti.
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Ci sono storie che ti entrano nel cuore e non ti lasciano più. Quella di Jessica è una di queste. Ha sempre vissuto a mille, faceva la parrucchiera, gestiva un negozio a Milano e amava godersi la vita. Poi, dopo tanti tentativi, sono arrivati i suoi due figli, due gemelli nati prematuri che hanno lottato fin dai primi giorni in terapia intensiva. Jessica e il loro papà sono rimasti accanto a loro, aggrappati alla speranza di poterli finalmente portare a casa. E ce l'hanno fatta. ❤️ È iniziata così la loro vita da famiglia, fatta di sacrifici, notti insonni, sorrisi e amore immenso. L'anno scorso Jessica ha sposato il suo compagno, con i loro bambini accanto. Sembrava l'inizio di una nuova, bellissima pagina della loro vita. Poi, appena due mesi dopo il matrimonio, è arrivata la diagnosi più crudele: un tumore metastatico al pancreas. Un intervento chirurgico di dieci ore, venti sedute di chemioterapia, una battaglia affrontata con tutte le sue forze. Ma purtroppo le cure non hanno dato i risultati sperati. Oggi Jessica ha 36 anni e deve fare i conti con una realtà terribile: non sapere quanto tempo le rimane. Eppure non vuole arrendersi. Sta valutando con i medici ogni possibilità, compreso un farmaco sperimentale che potrebbe darle altro tempo, ma che non è accessibile in Italia attraverso il normale percorso del Servizio sanitario nazionale. Negli Stati Uniti il costo prospettato è enorme: circa 30.000 euro alla settimana. Trentamila euro per tentare di conquistare altro tempo. Un tempo che per tanti di noi sembra infinito, ma che per Jessica significa poter essere ancora la mamma dei suoi bambini, accompagnarli nella crescita e vivere con loro quei momenti semplici che, in realtà, sono tutto. Perché Jessica non sogna ricchezze, viaggi o grandi cose. Sogna una colazione insieme, una risata, un abbraccio, una favola raccontata prima di dormire. Sogna di poterli guardare mentre dormono e ricordare il profumo dei loro capelli, proprio come faceva quando erano neonati. Mi ha colpito profondamente anche la sua fotografia, nella quale si mostra senza capelli a causa della chemioterapia. Apprezzo tantissimo il suo coraggio di mostrarsi per quello che è, senza filtri, senza nascondere la malattia e senza cercare di apparire diversa dalla realtà. In un mondo in cui spesso si rincorre un'immagine perfetta, Jessica ci ricorda che la vera bellezza non ha bisogno di essere ritoccata. La sua forza, la sua fragilità e la sua autenticità meritano rispetto e ammirazione. ❤️ Quando i suoi bambini le dicono che è bellissima e la stringono forte, Jessica trova la forza di continuare a lottare. Hanno soltanto tre anni, ma sono loro il motivo per cui ogni giorno vale la pena tentare ancora. Non sappiamo se questo farmaco potrà aiutarla, e nessuno può prometterle un risultato. Ma sappiamo che ogni possibilità deve essere valutata con attenzione dai medici e che una donna così giovane merita di essere ascoltata e sostenuta. Vi chiedo di condividere questa storia. Facciamola arrivare più lontano possibile. Magari qualcuno potrà offrire un aiuto concreto, informazioni utili o una strada che oggi sembra impossibile da trovare. Jessica non chiede l'impossibile. Chiede soltanto la possibilità di avere ancora tempo con le persone che ama più al mondo. La sua speranza ha due nomi, due sorrisi e due paia di braccia che ogni giorno la stringono forte. E forse, prima di lamentarci per le piccole cose, dovremmo ricordarci che il tempo con chi amiamo è il regalo più prezioso che abbiamo. Forza Jessica. Che la vita possa regalarti ancora tanti abbracci, tante risate e tanti giorni accanto ai tuoi bambini.❤️🙏 Condividete. Per Jessica, per i suoi figli, per una mamma che vuole continuare a esserci. #Jessica #TumoreAlPancreas #Speranza #Solidarietà #Mamma #RicercaMedica #CondividiamoLaStoria
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Mi sa' che la russa sta' prendendo una tranvata di quelle che rimarranno nella storia
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Quest’uomo si chiamava Enrico Mattei. È stato uno dei grandi italiani del Novecento. Forse troppo grande. Partigiano, comandante della Resistenza cattolica, politico, imprenditore illuminato. Ma prima di tutto: un visionario. Uno che letteralmente si è fatto dal niente, lui, nato povero nel 1906 da una modesta famiglia marchigiana, a vent’anni è già dirigente di una piccola azienda e a trenta imprenditore nel settore chimico. Durante la guerra entra nella Resistenza e diventa uno dei capi del CLN. Viene pure arrestato dal fascismo ed evade dal carcere in modo rocambolesco un mese dopo. Organizza uomini, armi, viveri, costruisce reti di contatti tra preti, operai, contadini e industriali. Finirà per essere uno dei sette esponenti del CLN alla testa della manifestazione, il giorno della Liberazione di Milano. Finita la guerra, nel 1945 il governo gli affida il compito di liquidare l’Agip, considerata un carrozzone inservibile, un relitto del fascismo. Lui disobbedisce. Capisce che l’Italia, se vuole rinascere, ha bisogno di energia, non di svendersi. Così salva l’Agip, la rilancia, e nel 1953 fonda l’Eni, che diventerà il motore dello sviluppo economico italiano. Non lo fa dietro una scrivania. Sale a bordo del suo aereo e vola direttamente a trattare coi Paesi produttori, rompendo il monopolio delle Sette Sorelle. Tratta tutti alla pari, offrendo ad arabi e iraniani il 50% dei profitti, violando le regole del cartello. Fa dell’Eni un motore economico e insieme uno strumento di politica estera. Collabora con l’Unione Sovietica, dialoga con i Paesi arabi, parla di dignità e indipendenza in un tempo (mai finito) in cui l’Italia è sotto l’influenza soffocante degli americani. Rovescia la piramide nei rapporti tra Nord e Sud del mondo, e lo stesso fa anche nei rapporti tra “padrone” e dipendente, restituisce dignità ai lavoratori, realizza luoghi di lavoro e di socialità a misura d’uomo. A molti quell’imprenditore ribelle che ha cambiato le regole del mercato, del lavoro, della politica e della comunicazione non piace. Perciò già allora, e ancora oggi, sono in pochi a credere che sia stato solo un tragico incidente quello del 27 ottobre 1962, quando il suo aereo precipita nelle campagne di Bascapè poco prima di atterrare all’aeroporto di Linate. Anni di indagini, inchieste, rivelazioni, sospetti - e pure silenzi, omertà e depistaggi - non riusciranno a far piena e definitiva luce su uno dei grandi misteri italiani. Aveva 56 anni. Oggi sono esattamente 63 anni da quel giorno. E chissà come sarebbe cambiata la storia italiana senza quello schianto. Enrico Mattei è stato un patriota vero al cospetto di tanti sedicenti patrioti. Un italiano indimenticabile. E, per questo, in un Paese senza memoria né gratitudine, dimenticato. – at Reggio Emilia, Emilia Romagna
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Non sa una sega. Causa acquazzone tropicale e I 4 fusi orari che ci sono nello sterminato Brasile Bolsonaro Jr ha chiesto una proroga di due ore alla Corte Suprema, ritenendola giusta si è accordato anche Inacio. 😂😂🤣 L' Italiano vede sempre l'apocalisse in tutte le idiozie. 😂
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Giubilei è un servo sciocco. Sembra un giovane Vespa.
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Ahahah, Ignazio fa causa alla Ponzani per aver detto la verità. Vincerà la causa e verrà anche risarcita. È bravissima, preparata, elegante e onesta: quanto vorrei che fosse lei la Presidente del Consiglio! La vicenda è documentata; ora vedremo se questa querela avrà un seguito o se le pretese verranno ridimensionate. Il Presidente del Senato, gnazio, ha comunicato tramite il suo portavoce di aver deciso di intraprendere le vie legali contro la professoressa Michela Ponzani, la quale, durante la trasmissione "Otto e mezzo", aveva menzionato un fatto storicamente accertato. L'evento in questione risale al 12 aprile 1973, il cosiddetto "giovedì nero" di Milano. Commentando le dichiarazioni del Presidente del Senato in merito al nuovo decreto sicurezza, la professoressa Ponzani ha ricordato che, se tale normativa fosse stata in vigore all'epoca, le conseguenze sarebbero state molto gravi per l'allora responsabile milanese del Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano. Che il prefetto di allora, Libero Mazza, vietò la manifestazione per motivi di ordine pubblico è storia; che il gruppo dirigente locale del MSI decise di tenerla ugualmente, pure Il fatto che l'onorevole Almirante, in seguito all'omicidio di Antonio Marino i cui responsabili furono identificati in Vittorio Loi e Maurizio Murelli sia andato su tutte le furie commissariando la sezione milanese dell'organizzazione giovanile, è stato ricordato nella trasmissione Report dallo stesso Murelli, militante del Movimento Sociale Italiano. Il portavoce di La Russa però ha ha annunciato il "monitoraggio" delle dichiarazioni di altri soggetti e ha minacciato azioni giudiziarie contro chiunque associ il suo nome alla morte dell'agente, ricordando come il presidente del Senato possa vantare un "certificato penale intonso". Ma né Michela Ponzani né nessun altro ha mai affermato il contrario. Il punto è la responsabilità politica, essendo uno tra gli organizzatori, di aver deciso di tenere lo stesso quella manifestazione, non quella penale (su quel fronte fu archiviato). Tanto che le cronache riportano che fu il MSI a farsi carico dei risarcimenti alla famiglia (anche se Murelli, intervistato da Report, ha sostenuto che fu il padre di La Russa a pagare per lui i 20 milioni di lire dell'epoca, oggi quasi 180mila euro). La nostra solidarietà quindi alla prof.ssa Ponzani.
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I danni dei figli saranno pagati dai genitori. In questo caso mostra coerenza il presidente del Senato che ha pagato 25.000 euro per estinguere il reato da revenge porn del figlioccio!
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Oggi Daniela Santanche a Milano era in piazza a portare la solidarietà ai commercianti che ancora aspettano di essere pagati per la sua bancarotta.
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"ANCHE NOI MANIFESTAVAMO MA NON ERAVAMO VIOLENTI" ... DICE LA RUSSA "Anche noi manifestavamo ma non eravamo violenti" - Cit. Ignazio La Russa, quello in foto indicato dalla freccia rossa. Se non vi fidate cercatevela, è del 12 aprile 1973. Il Movimento Sociale Italiano organizza una manifestazione, alla quale aderisce anche il Fronte della Gioventù, guidato all'epoca proprio dall'attuale Presidente del Senato. Il corteo non viene autorizzato, ma nonostante il divieto imposto dal prefetto i manifestanti si radunano e marciano verso la prefettura. Il corteo è segnato da atti di violenza, vandalismi e scontri con le forze dell'ordine. Durante la guerriglia vengono lanciate due bombe a mano, e una di queste uccide un giovane agente di polizia di 22 anni, Antonio Marino e ferisce diversi altri agenti e passanti. Questa è storia documentata. La Russa non solo guidava il corteo, come vedete dalla foto, ma lui e la sua famiglia aiutarono Maurizio Murelli, condannato per l'omicidio dell'agente, con un sostegno economico per quei tempi enorme. Il padre di Ignazio, Antonino, si fece infatti carico del risarcimento di 20 milioni di lire alla famiglia del poliziotto (150mila euro di oggi) che permise di ridurre la pena dell'assassino. Quindi, invece di prendervela coi ragazzi che buttano giù due libri, leggetevi qualcosa su coloro che avete mandato a governarci. (Daniela Todde)
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Questo è quanto !
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Replying to @DSantanche
In Italia, la responsabilità penale dei parlamentari è disciplinata dall’articolo 68, con un regime di immunità non inteso come impunità personale, ma garanzia per l'indipendenza dell'istituzione. I parlamentari sono comunque penalmente responsabili per i reati che commettono.
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Replying to @DSantanche
Voi della Costituzione leggete solo quello che vi interessa...come con il vostro motto...Dio patria e famiglia che serve solo a prendere x il kulo i fasciopitechi che vi votano. Hai saltato l'articolo 54,prima applichi questa garanzia costituzionale che va rispettata da voi.
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