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When the sun beats down and I lie on the bench, I can always hear them talk. Me, I’m just a lawnmower you can tell me by the way I walk.

Joined November 2009
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Spero che @mattiafeltri non si arrabbi se pubblico il suo scritto che è talmente condivisibile da disegnare in poche righe il paese in cui viviamo. La deriva fascista era solo per @matteorenzi e stavolta #Zagrebelsky tace amiccando. Povera italia #Referendum
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Bravo @LucaBizzarri Quando la protesta diventa protagonismo (o semplice voglia di stare insieme, ma allora fai altro) significa che il limite di o discendenza si raggiunge anche dalla parte di chi - la protesta - la subisce
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Madrid, il Richelieu di Lepore Avevamo promesso niente santini. Per Matilde Madrid Ciafardini facciamo un’eccezione, perché una carriera così merita il rispetto che si deve ai modelli. Il cardinale Richelieu governò la Francia per diciotto anni senza che un solo francese lo avesse scelto, forte soltanto della fiducia del re; a Bologna, in scala comunale, la tradizione continua. Nel suo curriculum ufficiale non compare un solo incarico elettivo. Detto in parole semplici: in quasi vent’anni nelle stanze del potere, nessun cittadino ha mai scritto il suo nome su una scheda, e lei non ha mai dovuto perdere tempo con comizi, volantini e preferenze. Una carriera costruita con metodo: dal 2008 al 2014 il gabinetto del presidente della Regione, dal 2016 il gabinetto del sindaco Merola, dal 2021 la guida del gabinetto di Lepore. Quando arrivò quella nomina, il Carlino la definì il vero elemento di novità della nuova squadra. La novità era una funzionaria di staff con tredici anni di gabinetti alle spalle. La vocazione, del resto, viene da lontano: il padre, Ricardo, ha lavorato per anni nel gabinetto del sindaco di Ancona. Ci sono famiglie di medici, famiglie di avvocati, e famiglie che conoscono bene la stanza accanto a quella del sindaco. A dicembre 2024 arriva il meritato riconoscimento. Valentina Orioli si dimette all’improvviso, Lepore rimpasta la giunta in ventiquattr’ore e Madrid diventa assessora al welfare, alla sicurezza urbana integrata e alla protezione civile, con in più il coordinamento politico della giunta, perché il talento va valorizzato. Il sindaco parla di «nuove leadership», e ha ragione: è davvero nuova l’idea di una leadership che non ha mai chiesto un voto e che coordina colleghi che il voto, invece, l’hanno chiesto e ottenuto. Tra le sue doti spicca la lealtà. A luglio, dopo il presidio convocato dal sindaco e gli scontri in piazza Roosevelt con oltre 190mila euro di danni, il centrodestra chiede le dimissioni di Lepore. In aula il sindaco non c’è; c’è lei, a denunciare un «attacco senza precedenti» e «strumentalizzazioni becere». Richelieu governava al posto del re, Madrid più modestamente va in aula al posto del re, e un cane da pastore non avrebbe saputo fare di meglio. Sulla sicurezza, poi, ha una lucidità rara. Dopo l’uccisione del capotreno Alessandro Ambrosio è stata lei a spiegare ai bolognesi che la stazione è un «colabrodo», diagnosi tanto più apprezzabile perché arriva da chi la sicurezza ce l’ha in delega. Alle proposte della destra, tornelli e cento vigili, ha risposto che non saranno dieci tornelli a salvarci. E ha trovato il tempo di ricordare a comitati, movimenti e sindacati di base, dal palco della festa della Cgil, che difendono «interessi piccoli». Ha anche corretto sui CPR il presidente della Regione Michele de Pascale e spiegato i numeri al ministro Piantedosi. Il suo senso di responsabilità non risparmia nessuno, e con ammirevole coerenza trova i responsabili sempre altrove, preferibilmente a Roma. Solo il sindacato della Polizia locale, con scarso senso dell’umorismo, ha parlato di propaganda politica, lamentando che ai vigili manchino ancora il taser e i riconoscimenti contrattuali chiesti più volte. Ma sono dettagli. E il welfare? Un progetto per anziani soli che ha fatto Carisbo con Zuppi. Nella primavera del 2027 i bolognesi potranno dire la loro su Lepore. Sul suo Richelieu, invece, non hanno mai avuto voce in capitolo.
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C’è una mobilitazione del “solerte” mondo del cinema a sostegno della Palma d'Oro al Festival di Cannes 2025 #JafarPanahi incarcerato in #Iran? Sono io che non ho visto indignazione del “solerte” mondo di attori e registi? Se si mi scuso. #indignazioneselettiva
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A novembre il programma, a dicembre la piazza, a febbraio il leader. Dopo quattro anni all’opposizione, il campo largo deve ancora decidere chi lo guiderà, chi ne farà parte e cosa proporre agli italiani. Intanto, una certezza tiene tutti insieme: la colpa è sempre di Meloni. Ma dopo anni passati a spiegare perché non votare lei, quando ci spiegheranno perché votare loro? Ascoltate l'editoriale di @Gino_Zavalani e diteci la vostra! #CampoLargo #Politica #primarie #programma
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Gli idioti esultato che l'Italia dismesso pure l'acciaio... Siete peggio delle cavallette! Il nucleare, perché è pericoloso. Il carbone, perché inquina. Il gas, perché è fossile. L’eolico, perché disturba gli uccelli. Il fotovoltaico, perché rovina il paesaggio. L’idroelettrico, perché disturba i pesci. Le auto a benzina, perché emettono CO₂. Le auto elettriche, perché il litio lo scavano male. La bicicletta, finché non la fanno in bambù a chilometro zero. Gli aerei, tranne quello per la conferenza sul clima a Dubai. La carne, perché la mucca fa le scoregge. La mucca, per lo stesso motivo. Il latte, perché è della mucca. Il formaggio, perché viene dal latte che è della mucca che fa le scoregge. I fiori recisi, perché sono un femminicidio vegetale. Il caminetto, perché fa il fumo. Il condizionatore, perché il caldo bisogna viverlo con consapevolezza. Il cemento, quindi le case. Le case, quindi i muratori. I figli, perché consumano risorse. Il respiro, perché espiri CO2. Si sta valutando una moratoria.
La decisione della Cassazione chiude definitivamente una stagione di politica industriale che ha provocato inquinamento e malattie nella città di Taranto. È anche la drammatica sconfitta di una classe politica che ha rinunciato a tutelare la salute a Taranto e che non è stata nemmeno in grado di tutelare l’occupazione. Dal giorno del sequestro il 26 luglio 2012, cioè 14 anni, si sono susseguite decine di decreti cosiddetti “salva Ilva”, che hanno calpestato i diritti costituzionali alla salute e al lavoro. Adesso l’unica cosa da fare è procedere con le bonifiche e restituire ai cittadini di Taranto una prospettiva che consenta loro di uscire dalla monocultura dell’acciaio e rilanciare occupazione. Questa classe politica, che ha condannato Taranto a questo disastro, dovrebbe chiedere scusa. @AngeloBonelli1
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Le cose che si leggono sulla manovra del governo in tema di aliquote IRPEF sono pura propaganda, non informazione. Questo governo è intervenuto più volte per ridurre le aliquote sui redditi bassi e medi. Nel 2024 ha accorpato i primi due scaglioni, riducendo l’IRPEF dal 25% al 23% (due punti che, sommati ai due del precedente governo Draghi, fanno 4 punti in totale). Dal 2026 ha abbassato di due punti l’aliquota del secondo scaglione (tra 28 e 50 mila euro), portandola dal 35% al 33%. Ora si appresta a estendere lo scaglione del 33% da 50 a 55 mila euro. In pratica, il governo Meloni ha realizzato una sequenza di riduzioni dell’IRPEF sui redditi medio-bassi più consistente e continuativa di quanto abbiano fatto i governi degli ultimi 25 anni. Eppure la narrazione dominante continua a ripetere che “le tasse aumentano”. Questa narrazione fa presa per la molta malafede e selettività nel proporre le informazioni, e per un’ignoranza diffusa anche sui concetti più semplici della tassazione dei redditi. Ma i fatti sulle aliquote sono chiari e verificabili: dal 2024 in poi il carico IRPEF si è ridotto. Diffidate di chi mistifica la realtà per manipolarvi.
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Parlamentari 5 stelle che fanno campagna abbonamenti per il Fatto Quotidiano. Poi però se lo definisci il loro giornale di partito si incazzano. Che imbarazzo.
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Un paese completamente impazzito Per fortuna abbiamo dei SIGNORI come @antoniopolito1 e @Maumol Che personalmente ritengo anche STRAORDINARI PROFESSIONISTI
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Grazie prof. @carloalberto per aver tenuto testa alle due propagandiste in studio a #lariachetira
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A mio avviso la @cgilnazionale farebbe meglio a cancellare il post con l’immagine manipolata di Landini e Lula e a mettere la foto originale. La cancellazione della ex segretaria generale Susanna Camusso, seppure fatta con l’IA, ha una sapore un po’ retrò. Quasi stalinista.👇 ilfoglio.it/politica/2026/10…
Maurizio Landini 🗣️ “La vittoria di Lula è la vittoria della democrazia, del lavoro e della speranza”. “La vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva alle elezioni presidenziali del Brasile è una straordinaria notizia per il popolo brasiliano e per tutte le lavoratrici e i lavoratori che nel mondo continuano a battersi per la democrazia, la giustizia sociale, la pace e l’uguaglianza”, ha dichiarato il Segretario generale della #CGIL. “Come CGIL abbiamo condiviso con Lula e con la CUT, il sindacato brasiliano, una lunga storia di relazioni, lotte comuni e solidarietà internazionale. Abbiamo seguito con partecipazione le difficili vicende che hanno segnato questi anni e non abbiamo mai smesso di sostenere la battaglia per la democrazia e per i diritti del popolo brasiliano”. “Oggi il voto consegna un messaggio che va oltre i confini del Brasile: le disuguaglianze non sono un destino, il lavoro deve tornare al centro delle scelte politiche, le istituzioni democratiche vanno difese e rafforzate, la tutela dell’ambiente può procedere insieme alla giustizia sociale. È un messaggio di fiducia e di speranza di cui il mondo intero ha bisogno”. “A Lula rivolgo, a nome dell’intera CGIL, le più sincere congratulazioni e un fraterno abbraccio. Siamo certi che il nuovo mandato saprà rafforzare il dialogo sociale, la lotta alle povertà e alle disuguaglianze, la difesa dei diritti del lavoro e della democrazia. Continueremo a camminare insieme, con la CUT e con il movimento sindacale internazionale, per costruire un mondo più giusto, più solidale e più umano”.
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Hanno votato più arabi in #Israele ieri che negli ultimi anni nel resto della Palestina. Ma se sei #propal, per te si chiama #Apartheid
#Israele ha votato. Tutti hanno votato. Ieri in #Israele si è votato, e hanno votato tutti: ebrei, arabi, drusi, beduini, cristiani. L'affluenza è stata la più alta da oltre vent'anni. Gli arabi israeliani sono andati alle urne in massa e, secondo i primi dati, porteranno alla Knesset il numero di deputati più alto della loro storia, quasi il doppio di quelli che avevano. Ora potrebbero decidere chi governa il Paese. Sono cittadini con diritti e doveri. Votano, si candidano, vengono eletti, siedono in Parlamento, nei tribunali, negli ospedali, nelle università. Nel 2021 un partito arabo, Ra'am, è entrato per la prima volta in una coalizione di governo. Un giudice arabo, George Karra, ha presieduto il collegio che ha condannato un Presidente della Repubblica. In #Israele un ex primo ministro è finito in carcere e il premier in carica è sotto processo, perché nessuno è al di sopra della legge. Questa è la democrazia israeliana: l'unica democrazia di stampo occidentale del Medio Oriente. Elezioni libere e alternanza al potere, una magistratura indipendente, una stampa che attacca il governo ogni giorno senza che nessun giornalista finisca in prigione. Le opposizioni scendono in piazza a centinaia di migliaia, le donne hanno pieni diritti e a Tel Aviv sfila uno dei Pride più grandi del mondo. Provate a cercare tutto questo a Teheran, a Damasco, a #Gaza o a Ramallah. Chi continua a ripetere la parola "apartheid" farebbe bene a guardare i numeri di questa elezione. I fatti lo hanno smentito. #GAZA A #Gaza da quasi vent'anni comanda un regime feroce. Ha preso il potere con la forza, non ha mai più indetto un'elezione nazionale e ha speso miliardi in tunnel invece che in scuole e ospedali. Oggi è decimato: decine di migliaia di miliziani e fiancheggiatori, in gran parte eliminati nonostante la rete sotterranea costruita per proteggerli. Ricordiamolo: dal 2005 a #Gaza non c'è più un solo israeliano, né un solo ebreo. Il governo Sharon li ha ritirati tutti, smantellando gli insediamenti. Persino i morti sono stati riesumati e le loro ossa riportate in #Israele. #Gaza ebbe allora la possibilità di diventare un luogo di pace e di sviluppo. Scelse un'altra strada. Oggi, e già prima del #7ottobre, un israeliano che provasse a entrare a #Gaza da civile, disarmato, non ne uscirebbe vivo. Questa è la differenza tra le due società: in una gli arabi votano e siedono in Parlamento, nell'altra un ebreo non può nemmeno mettere piede. #CISGIORDANIA E in #Cisgiordania? Anche lì non si vota da vent'anni. Le ultime presidenziali sono del 2005, le legislative del 2006. Abu Mazen fu eletto per quattro anni: il suo mandato è scaduto nel 2009, e lui è ancora lì. Le elezioni annunciate per novembre sono state rinviate di nuovo, poche settimane fa, al 2027. Una cosa però l'Autorità Nazionale Palestinese non l'ha mai rinviata: gli stipendi ai terroristi detenuti e i vitalizi alle famiglie dei cosiddetti "martiri". Nel 2025 aveva promesso di abolirli. Il Dipartimento di Stato americano ha certificato che li ha semplicemente ribattezzati, versando 200 milioni di dollari in un anno. Chi parla di "apartheid in #Cisgiordania" dimentica gli Accordi di Oslo, firmati dai palestinesi stessi, che hanno diviso il territorio in tre aree. L'Area A, con le grandi città, è sotto pieno controllo dell'ANP. L'Area B ha un controllo misto: amministrazione civile palestinese, sicurezza israeliana. L'Area C è sotto controllo israeliano, in attesa di un accordo definitivo che i palestinesi hanno rifiutato più volte, a Camp David nel 2000 e con Olmert nel 2008. Non sono colonie di uno Stato straniero, ma territori contesi. Prima del 1967 non appartenevano a nessuno Stato palestinese, che non è mai esistito: li occupava la Giordania. Il loro destino doveva essere deciso al tavolo dei negoziati, e quel tavolo non lo ha abbandonato #Israele. L'apartheid è segregazione su base razziale dentro uno stesso Stato. Qui c'è un conflitto territoriale irrisolto tra due popoli, con un'autorità palestinese che governa i suoi, non li fa votare e paga chi uccide. L'IGNORANZA DELL'OCCIDENTE In Occidente si conosce troppo poco ciò che #Israele vive ogni giorno, da quando è nato come Stato riconosciuto dalle Nazioni Unite. Guerre, attacchi, terrorismo, infamie, campagne d'odio. Eppure è ancora lì, e ogni volta, anche sotto le bombe, va a votare. Lo disse #MarcoPannella a #Gerusalemme nel 2002, davanti al Congresso sionista: "Israele è divenuta una metastasi di democrazia e di civiltà in Medio Oriente", e per questo vogliono distruggerla. I regimi che la circondano temono il contagio della libertà. Ventiquattro anni dopo, mentre a Ramallah si rinviano ancora le elezioni e a #Gaza si contano le macerie lasciate da Hamas, in #Israele hanno votato tutti. #Arabi compresi. Questa è la risposta a chi grida apartheid עם ישראל חי Am Yisrael Chai. Il popolo d'Israele vive.
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#Israele ha votato. Tutti hanno votato. Ieri in #Israele si è votato, e hanno votato tutti: ebrei, arabi, drusi, beduini, cristiani. L'affluenza è stata la più alta da oltre vent'anni. Gli arabi israeliani sono andati alle urne in massa e, secondo i primi dati, porteranno alla Knesset il numero di deputati più alto della loro storia, quasi il doppio di quelli che avevano. Ora potrebbero decidere chi governa il Paese. Sono cittadini con diritti e doveri. Votano, si candidano, vengono eletti, siedono in Parlamento, nei tribunali, negli ospedali, nelle università. Nel 2021 un partito arabo, Ra'am, è entrato per la prima volta in una coalizione di governo. Un giudice arabo, George Karra, ha presieduto il collegio che ha condannato un Presidente della Repubblica. In #Israele un ex primo ministro è finito in carcere e il premier in carica è sotto processo, perché nessuno è al di sopra della legge. Questa è la democrazia israeliana: l'unica democrazia di stampo occidentale del Medio Oriente. Elezioni libere e alternanza al potere, una magistratura indipendente, una stampa che attacca il governo ogni giorno senza che nessun giornalista finisca in prigione. Le opposizioni scendono in piazza a centinaia di migliaia, le donne hanno pieni diritti e a Tel Aviv sfila uno dei Pride più grandi del mondo. Provate a cercare tutto questo a Teheran, a Damasco, a #Gaza o a Ramallah. Chi continua a ripetere la parola "apartheid" farebbe bene a guardare i numeri di questa elezione. I fatti lo hanno smentito. #GAZA A #Gaza da quasi vent'anni comanda un regime feroce. Ha preso il potere con la forza, non ha mai più indetto un'elezione nazionale e ha speso miliardi in tunnel invece che in scuole e ospedali. Oggi è decimato: decine di migliaia di miliziani e fiancheggiatori, in gran parte eliminati nonostante la rete sotterranea costruita per proteggerli. Ricordiamolo: dal 2005 a #Gaza non c'è più un solo israeliano, né un solo ebreo. Il governo Sharon li ha ritirati tutti, smantellando gli insediamenti. Persino i morti sono stati riesumati e le loro ossa riportate in #Israele. #Gaza ebbe allora la possibilità di diventare un luogo di pace e di sviluppo. Scelse un'altra strada. Oggi, e già prima del #7ottobre, un israeliano che provasse a entrare a #Gaza da civile, disarmato, non ne uscirebbe vivo. Questa è la differenza tra le due società: in una gli arabi votano e siedono in Parlamento, nell'altra un ebreo non può nemmeno mettere piede. #CISGIORDANIA E in #Cisgiordania? Anche lì non si vota da vent'anni. Le ultime presidenziali sono del 2005, le legislative del 2006. Abu Mazen fu eletto per quattro anni: il suo mandato è scaduto nel 2009, e lui è ancora lì. Le elezioni annunciate per novembre sono state rinviate di nuovo, poche settimane fa, al 2027. Una cosa però l'Autorità Nazionale Palestinese non l'ha mai rinviata: gli stipendi ai terroristi detenuti e i vitalizi alle famiglie dei cosiddetti "martiri". Nel 2025 aveva promesso di abolirli. Il Dipartimento di Stato americano ha certificato che li ha semplicemente ribattezzati, versando 200 milioni di dollari in un anno. Chi parla di "apartheid in #Cisgiordania" dimentica gli Accordi di Oslo, firmati dai palestinesi stessi, che hanno diviso il territorio in tre aree. L'Area A, con le grandi città, è sotto pieno controllo dell'ANP. L'Area B ha un controllo misto: amministrazione civile palestinese, sicurezza israeliana. L'Area C è sotto controllo israeliano, in attesa di un accordo definitivo che i palestinesi hanno rifiutato più volte, a Camp David nel 2000 e con Olmert nel 2008. Non sono colonie di uno Stato straniero, ma territori contesi. Prima del 1967 non appartenevano a nessuno Stato palestinese, che non è mai esistito: li occupava la Giordania. Il loro destino doveva essere deciso al tavolo dei negoziati, e quel tavolo non lo ha abbandonato #Israele. L'apartheid è segregazione su base razziale dentro uno stesso Stato. Qui c'è un conflitto territoriale irrisolto tra due popoli, con un'autorità palestinese che governa i suoi, non li fa votare e paga chi uccide. L'IGNORANZA DELL'OCCIDENTE In Occidente si conosce troppo poco ciò che #Israele vive ogni giorno, da quando è nato come Stato riconosciuto dalle Nazioni Unite. Guerre, attacchi, terrorismo, infamie, campagne d'odio. Eppure è ancora lì, e ogni volta, anche sotto le bombe, va a votare. Lo disse #MarcoPannella a #Gerusalemme nel 2002, davanti al Congresso sionista: "Israele è divenuta una metastasi di democrazia e di civiltà in Medio Oriente", e per questo vogliono distruggerla. I regimi che la circondano temono il contagio della libertà. Ventiquattro anni dopo, mentre a Ramallah si rinviano ancora le elezioni e a #Gaza si contano le macerie lasciate da Hamas, in #Israele hanno votato tutti. #Arabi compresi. Questa è la risposta a chi grida apartheid עם ישראל חי Am Yisrael Chai. Il popolo d'Israele vive.
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Se fossimo stati noi politici a decidere di cambiare un normalissimo criterio statistico al solo fine di aumentarci ancor di più lo stipendio, saremmo stati impiccati sulla pubblica piazza. Metaforicamente (o forse no).
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A occhio mi sembra po’ troppo largo sto campo
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Ma il @pdnetwork condivide questa frase?
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Il segretario di Rifondazione Comunista - partito appena entrato nella coalizione di centrosinistra tramite un senatore “prestato” dal Pd - si chiede perché dovrebbe essere vietato inneggiare ad Hamas. Fare tutto il necessario. Tutto. Pur di evitare che questi vadano al governo.
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Se la polizia ferma i ragazzi dopo che hanno spaccato le vetrine, gridano: «Ma dov’era la polizia?». Se invece li ferma prima che spacchino le vetrine, eccoli pronti a gridare: «Fascisti, non potete limitare la libertà, non avevano fatto niente». Facile così fare quelli che hanno sempre ragione…
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Il buon On. Grimaldi (AVS) e’ andato in carcere ad incontrare i minori fermati. E fin qua tutto giusto. Poi dice: “avevano delle molotov ma non volevano fare male a nessuno”🤣🤣🤣 Infatti si certo giusto, se le portano come deterrenza! Ma allora perché sono contrari al riarmo? Un po’ di coerenza perdinci!! 🤣🤣🤣
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