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Vorschlag: Treffen im Haus der Wannseekonferenz.
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Am 7. Oktober (ausgerechnet) setzt die Linke in Berlin die Koa-Vorgespräche fort. Politgranden wie Joschka Fischer, Wolfgang Thierse & Peter Altmaier sehen sich zu einem „ungewöhnlichen gemeinsamen Schritt“ genötigt & fordern Grüne, SPD & CDU zur Koalition auf.
@Tagesspiegel
Stefen Niemeyer retweeted
Also hat der „Plagiatsjäger“ aus Gefälligkeit bislang nur das veröffentlicht, was politisch passte.
Ich hätte wirklich große Lust, das GANZE Plagiatsgutachten zu Alice #Weidel und die Analyse ihrer Lebenslauf-Lücke zu droppen – nach dem ganzen Bullshit, den mir dieser Club in den vergangenen Wochen angetan hat.
Stefen Niemeyer retweeted
Putin kämpft einen Krieg des 19. Jahrhunderts und hat die Chancen Russlands für das 21. Jahrhundert in ihm verheizt.
Quando un cinese capisce la situazione russa meglio di tutti i cosiddetti esperti dei talk show:
«Guardando la situazione attuale, questa operazione della Russia è come avere in mano una mano di partenza perfetta e riuscire a giocarsela fino a mandare tutto a puttane.
Se non avesse invaso l’Ucraina, oggi, nel grande poker globale dell’intelligenza artificiale, oltre agli Stati Uniti e alla Cina, con ogni probabilità ci sarebbe stata anche la Russia.
Per sviluppare l’IA e addestrare modelli di grandi dimensioni, la logica di fondo è: consumare una quantità enorme di elettricità, raffreddare tutto e mettere insieme tonnellate di hardware. Negli ultimi due anni, i responsabili dei data center di tutto il mondo si lamentano delle bollette della luce e dei costi dei sistemi di raffreddamento. E la Russia? È come se Dio stesso le avesse servito tutto su un piatto d’argento: in Siberia basta aprire la finestra per avere un condizionatore naturale di prima classe. Nel Paese ci sono acqua, energia nucleare e gas a basso costo. Non a caso, quando si faceva mining di criptovalute, tutti sceglievano la Siberia.
Inoltre, i russi sono forti in matematica e negli algoritmi. Nelle competizioni internazionali di programmazione e su Kaggle, nel campo del machine learning, i russi fanno regolarmente a pezzi la concorrenza. E, al di fuori degli Stati Uniti e della Cina, la Russia è uno dei pochi Paesi ad aver sviluppato un proprio ecosistema digitale completo: per le ricerche c’è Yandex, per i social network VK, oltre a Telegram. E adesso c’è Nebius, la nuova stella emergente nel settore della potenza di calcolo, le cui azioni sono schizzate alle stelle sulla borsa americana. Il suo nucleo è costituito proprio dagli stessi russi che lavoravano in Yandex.
Se, dopo la pandemia, la Russia avesse messo a disposizione terreni, aria fredda ed elettricità a basso costo, per poi invitare la Cina — quella macchina da guerra delle infrastrutture — a contribuire alla costruzione di linee ad alta tensione, stabilimenti e reti in fibra ottica, attirando anche capitali europei per costruire fabbriche di server, i russi avrebbero potuto trasformarsi nella più grande «fabbrica di supercalcolo» dell’Eurasia. Mentre Stati Uniti e Cina si affrontavano come divinità, la Russia avrebbe potuto stare in mezzo e riscuotere pedaggi da entrambe le parti.
E invece com’è andata a finire? Putin si è dato una pacca sulla coscia e ha deciso: no, io devo conquistare quei due pezzetti di terra.
La mente di Putin è rimasta definitivamente intrappolata nel vecchio sogno zarista ottocentesco dell’«espansione dei confini». Che importanza ha avere uno sbocco sul mare o una zona cuscinetto militare? Anche se fossero davvero necessari, esistono mille modi per ottenerli. Ma siamo nel XXI secolo! La lotta per il dominio mondiale oggi si gioca sulle catene di approvvigionamento dei semiconduttori, sugli algoritmi più avanzati e sulla conquista dei migliori talenti nel settore high-tech. E tu vai a impantanarti nel Donbass per un paio di pezzi di terra fangosa e qualche acciaieria abbandonata, ipotecando in cambio il futuro dell’intero Paese.
Non appena sono risuonati i primi spari, tutto è crollato. I programmatori e gli ingegneri più brillanti sono scappati in una sola notte. Il nucleo tecnologico di Yandex ha dovuto sottoporsi a una brutale amputazione per non affondare: ha reciso i legami con la madrepatria per potersi ricostruire in Europa sotto il nome di Nebius. Putin ha terrorizzato le persone più lungimiranti del Paese, trasformandole in rifugiati e fondatori di startup all’estero.
Alla vigilia dell’esplosione dell’intelligenza artificiale, il mondo intero corre freneticamente per aumentare la propria capacità di calcolo e cerca disperatamente un biglietto per la nuova rivoluzione industriale. E il capo della Russia trascina decine di migliaia di persone a sprofondare nel fango, combattendo una guerra di posizione nello stile della Prima guerra mondiale, cento anni dopo».
Stefen Niemeyer retweeted
Die Tat kennt nur Opfer. Die Familien der getöteten Soldaten trauern. Die Familien der Täter verlieren ihr Heim und trösten sich mit heroischem Selbstbetrug; Angehörige werden verhaftet, Wohnviertel geräumt. Die israelischen Soldaten verschärfen ihre misstrauische Selbstsicherung, und die ohnehin eingeschränkte Bewegungsfreiheit der Palästinenser wird weiter beschnitten.
In Israel hat Palästina kaum noch politische Freunde. Anders als 1995 oder 2008 ist Palästina seit dem Terror des 7. Oktober 2023 als Frage einer gestaltbaren politischen Zukunft weitgehend aus der politischen Debatte verschwunden. Aktivisten geht es vor allem darum, arabische Familien vor der exzessiven Gewalt ultranationalistischer Siedler zu schützen, nicht mehr um Palästina als souveräne politische Ordnung.
Das Drama nimmt seinen Lauf. Eine Politik für Palästina gibt es kaum noch. Die PA hat die politische Debatte erstickt und die Macht in einer abgeschotteten Führungsschicht monopolisiert. Die palästinensische politische Öffentlichkeit, die zwischen 1988 und 2008 zumindest ansatzweise über die Geschicke des Landes debattiert hatte, ist weitgehend erstorben. Wahlen, die der politischen Führung Legitimität verschaffen könnten, werden einmal mehr verschoben.
Auch auf israelischer Seite existiert Palästina als politische Zukunft kaum noch. Die Oslo-Abkommen sind Dokumente einer gescheiterten Geschichte. Die Annexion des Westjordanlands schreitet voran, begleitet von einer nationalistischen Ideologisierung, die den Kahanismus immer weiter ins Machtzentrum rückt.
Die längst überfällige Staatsreform bleibt aus. Israels institutionelle Ordnung, ein Erbe der Gründungszeit, setzt der Macht einer stabilen Regierungsmehrheit nur schwache Grenzen. Ohne zweite Parlamentskammer, föderale Gegengewichte und eine umfassende Verfassung konnte Netanjahu die Verschränkung von Regierung und Knesset für eine Politik nutzen, die auch die rechtsstaatlichen Grundlagen des Staates gefährdet.
Eine Staatsreform müsste diese Macht begrenzen und Israel für die Herausforderungen einer modernen Demokratie rüsten. Sie könnte damit auch die Voraussetzung schaffen, Palästina wieder als politische Frage zu begreifen – als ungelösten Konflikt zweier Souveränitätsansprüche, der nicht durch Annexion und militärische Kontrolle zu lösen ist.👇🏽
Stefen Niemeyer retweeted
Construction continues at Iran's mountain airbase with underground hangars, known as 'Eagle 44', despite at least three rounds of strikes this year, according to TWZ, which reviewed Planet Labs satellite imagery from September 29th. TWZ’s account of the strikes is based on imagery, a New York Times report and an analysis by imagery provider Soar Atlas.
Eagle 44, also called Oghab 44, is an Iranian Air Force base in Hormozgan province, about 100 miles northwest of the Strait of Hormuz. Iran’s state media unveiled it in February 2023.
TWZ says the September imagery shows a new taxiway section completed on the western side, with the next segment prepared but not yet paved, and obstacles removed from the runway.
The imagery also shows what appears to be damage from Israeli and U.S. airstrikes. Craters are visible near the western tunnel entrances. Two support buildings are destroyed and a third is damaged, with no rebuilding visible. The four tunnel entrances appear intact, but it’s unclear whether they are open or sealed. TWZ says a second taxiway would ease a bottleneck for launching and recovering aircraft. That is its interpretation.
What’s inside the mountain, and how many Iranian fighters remain, is unknown. TWZ notes administration statements that Iran’s air force has been destroyed, including U.S. Central Command (CENTCOM) Commander Admiral Brad Cooper telling Congress in May that Iranian sorties were “zero,” and says U.S. and Western officials have also said Iran has rebuilt faster than expected.
Source: twz.com/news-features/constr…
Iran is rebuilding Eagle 44, a hardened underground airbase carved into the side of a mountain that can shelter fighter aircraft, drones, and potentially cruise and ballistic missiles, despite the remote facility absorbing at least three rounds of airstrikes this year.
High-resolution satellite imagery captured by Planet Labs in late September and reviewed by TWZ shows a new section of taxiway completed, several support buildings still destroyed or damaged, wrecked equipment cleared off the pavement, and obstacles that were placed to obstruct the runway now removed.
Construction is ongoing at a time when the Pentagon and Trump administration maintain there is little remaining of the Iranian air force for such a facility to protect.
Full report on TWZ: twz.com/news-features/constr…
Replying to @chamath
Pretty much.
As of the past few weeks, debt markets have almost entirely shut off access to money for any company that doesn’t have substantial revenue independent of AI data centers.
SpaceX closed $40B of debt for GPUs, but we’re investment grade and have Starlink & launch revenue.
That means the 200+ neoclouds are going to see guppy-level death and consolidation. Some will make it through, but not many.
Top.
The conditions allowing for the safe return of Ms. Machado to Venezuela is the direct result of the U.S. supported reconciliation talks which has already seen hundreds of political prisoners freed and hundreds of political opposition figures return from exile.
The United States expects the freedoms of all sectors of Venezuelan politics to continue to be respected. Likewise, we expect all political actors to support these talks which represent the best chance Venezuela has had in thirty years to peacefully achieve not just a free and fair election but an enduring democracy.
Stefen Niemeyer retweeted
Vor den israelischen Parlamentswahlen wird, auch im deutschsprachigen Raum, verhältnismäßig viel über Israels arabische Parteien gesprochen und geschrieben - wobei jedoch kaum Fragen zu den politischen Grundsätzen dieser Parteien beantwortet oder überhaupt gestellt werden.
Meistens wird darauf hingewiesen, dass die arabischen Parteien als potentielle Koalitionspartner vonseiten des jüdisch-zionistischen Parteienspektrums ausgeschlossen werden, was - implizit oder explizit ausgedrückt - auf Formen von Rassismus und Diskriminierung von Arabern durch Juden zurückgehen müsse.
Unerwähnt bleibt meist, dass die arabischen Parteien - manche mit mehr, andere mit weniger Nachdruck - die politische Forderung vertreten, Israels Staatsform grundlegend zu ändern: Von einer Demokratie mit jüdischem Nationalcharakter in eine Demokratie ohne spezifischen Nationalcharakter.
Daneben besteht die Forderung, innerhalb der Grenzen von (also vor) 1967 einen palästinensischen Nationalstaat zu errichten, und innerhalb Israels als nationale Minderheit der Palästinenser anerkannt zu werden.
Man kann zu diesen Forderungen stehen wie man will, sollte aber erkennen können, dass diese Forderungen nicht mit dem jüdisch-zionistischen Establishment der israelischen politischen Landschaft kompatibel sind - und auch nicht kompatibel sein sollen.
Das jüdisch-zionistische Parteienspektrum - von links bis rechts - ist der Vision eines Gemeinwesens verpflichtet, das sowohl jüdisch, als auch demokratisch sein soll, in dem Minderheiten zwar gleiche Rechte (bei weniger Pflichten - etwa beim Armeedienst), aber nicht dieselbe Definitionsmacht über das israelische Gemeinwesen haben sollen.
Vieles in der israelischen Realität bleibt auch im Jahr 2026 hinter den hohen Ansprüchen der israelischen Demokratie zurück, wie sie zB auch in der israelischen Unabhängigkeitserklärung von 1948 verankert sind:
"Wir wenden uns – selbst inmitten mörderischer Angriffe, denen wir seit Monaten ausgesetzt sind – an die in Israel lebenden Araber mit dem Aufrufe, den Frieden zu wahren und sich aufgrund voller bürgerlicher Gleichberechtigung und entsprechender Vertretung in allen provisorischen und permanenten Organen des Staates an seinem Aufbau zu beteiligen."
Beobachtern der israelischen Innenpolitik sollte aber klar sein, dass der Koalitionsboykott zwischen zionistischen und arabischen Parteien keine Einbahnstraße ist, sondern auf Gegenseitigkeit beruht. Auch die arabischen Parteien, die eine Demokratie ohne jüdischen Nationalcharakter fordern, haben grundsätzlich keine Absichten, zionistischen Parteien zu einer Regierungsmehrheit zu verhelfen.
Die islamistische Ra'am-Partei hat diese Art des gegenseitigen Boykotts unter ihrem Vorsitzenden Mansour Abbas etwas aufgeweicht: Abbas bekennt sich zwar nicht zum Zionismus als politisches Programm, hat aber anerkannt, dass der jüdische Staat ein fait accompli ist und es auch bleiben wird - und dass konstruktive arabische Politik innerhalb Israels durch eine Teilnahme am politischen System geschehen muss - und nicht, wie bisher, als Antithese dazu.
Das Ergebnis war, innerhalb kürzester Zeit, eine historische Premiere: Die Beteiligung Ra'ams an einer israelischen Regierungskoalition - gemeinsam mit sieben anderen jüdisch-zionistischen Parteien - von 2021 bis 2022.
Für diese Wahlen konnte Mansour Abbas einen ehemaligen Generalmajor der israelischen Polizei, Yoav Segalovitz, für seinen zweiten Listenplatz gewinnen - also einen jüdischen Zionisten, der von der zentristischen Partei Yesh Atid zu Ra'am gewechselt hat und damit signalisiert, dass jüdisch-arabische Kooperation in Israel nicht nur möglich, sondern für alle Bevölkerungsgruppen auch dringend notwendig ist.
Diese Kooperation findet in praktisch allen Lebensbereichen der israelischen Gesellschaft bereits weitaus mehr statt, als es die Aufteilung der Parteienlandschaft in jüdische und arabische Parteien vermuten lässt.
Und auch wenn in Israels großteils Juden durch Juden und Araber durch Araber vertreten werden, gibt es genauso eine arabische Wählerschaft der jüdischen - und eine jüdische Wählerschaft der arabischen Parteien: Araber, die damit einverstanden sind, als Angehörige einer Minderheit in einem jüdischen Staat zu leben und deshalb für zionistische Parteien stimmen - und Juden, die arabischen Parteien ihre Stimme geben, weil sie die jetzige Staatsform Israels ablehnen.
Schauen wir mal, welche Rolle(n) die arabischen Parteien nach den Wahlen am Dienstag spielen können - und welche davon sie auch spielen wollen. Mit der zionistischen Opposition verbindet sie jedenfalls der Wille, Netanjahu und seinen rechten/rechtsextremen/religiösen Block von einer erneuten Regierungsbildung fernzuhalten.
Stefen Niemeyer retweeted
Replying to @IntCyberDigest @nvk
If you publish working 0-day exploits you are not a researcher.
Wahnsinn: „Wir waren ohne Schutz, hilflos und haben bei den Securitys um Unterstützung gebettelt. Die Mutter des Toten im Arm, während die Täter zu Landser weitertanzten.“ bild.de/news/ausland/deutsch…
Stefen Niemeyer retweeted
Neue Enthüllungen aus Italien belegen, wie tief die Verflechtungen zwischen Mafia-Clans und islamistischen Terrorstrukturen reichen.
mena-watch.com/unheilige-all…
Stefen Niemeyer retweeted
“Don’t be stupid.”
He ran Microsoft PR for decades.
And @maryjofoley had a hugely influential analyst newsletter on Microsoft. I remember interviewing at Microsoft and it was in every lobby.
Todd has long covered the Seattle tech world on his podcast and blog.
@Buzzmodo sent me this and said “nice shoutout” and it was.
But after getting to listen to the whole thing, this really gives insights about how media has changed over the decades, and how a company works with influencers and guides the story about itself.
Frank has recently retired, so gives an inside view that usually isn’t shared.
I helped write the original social media policy for Microsoft and later in the interview Frank talked about the first rule “don’t be stupid.”
I wrote that after talking to many in the early days who got fired because of something they wrote in their blogs. I had a chapter in my book I wrote about how businesses were using social media before Twitter/X started about them.
Still good advice. :-)
Great discussion.
Microsoft’s longtime comms chief @fxshaw, who's leaving at the end of the year, joins @maryjofoley and me to reflect on working with Microsoft's three CEOs, lessons learned over the years, and how communications and media are changing in the AI era. geekwire.com/2026/exit-inter…
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Jedem Menschen, der sich darüber informieren möchte, was in #Israel am
7. Oktober 2023 tatsächlich passiert ist, dem lege ich die Serie #FAUDA ans Herz.
Wer wissen will, was Israel seitdem durchmacht, der muss sich @FaudaOfficial ansehen.
Eine bessere Aufklärung gibt es kaum.
Diese Serie ist so spannend, dass man vorm Fernseher Herzklopfen bekommt.
Sie trifft in Mark und Bein, weil das, was sie zeigt zwar Fiktion, aber gleichzeitig auch blutige Wahrheit ist.
netflix.com/de/title/8011361…
Mir geht vor allem die neueste Staffel nicht mehr aus dem Kopf und ich möchte Euch erzählen warum.
Ihr erinnert Euch, dass wir 2022 den mobilen Luftschutzbunker für ein Dorf in Gazanähe gespendet haben.
Er steht genau dort, wo die Schlacht stattgefunden hat.
Damals habe ich Amnon Ziv kennengelernt, den Sicherheitschef für die israelischen Dörfer an der Grenze zu #Gaza.
Selten habe ich einen so mutigen, unerschrockenen Mann getroffen.
Er hatte mir alles erklärt, die Schutzmauer zu Gaza gezeigt, den Sicherheitsbunker für ihn und sein Team.
Selbst im Gespräch, schaute er sich immer um, wachsam, immer auf der Hut, hat er die Umgebung gescannt.
Ein Mann, an dessen Seite man sich sicher fühlt, ein sprichwörtlicher Fels in der Brandung.
Die Tage nach dem 7. Oktober 2023 habe ich mir schreckliche Sorgen um ihn gemacht. Er hat auf meine Nachrichten nicht geantwortet.
Dann die Entwarnung, er lebt!
G‘tt sei Dank.
Seine Nachricht traf mich aber in Mark und Bein.
„Die Terroristen waren bei uns zu Hause vor der Tür, wir haben um das Haus gekämpft, wir haben viele Tote, mein Kollege Ran ist in einer speziellen Anti-Terror-Einheit, er wurde durch eine Kugel in der Brust verwundet, er kam ins Krankenhaus und noch in der Nacht kehrte er zur Einheit zurück, um zu kämpfen.
Wir haben 21 Freunde und Nachbarn, die getötet wurden, ich weiß nicht, wie sich die Gemeinschaft von diesem Ereignis erholen wird.
Wir haben mit den Terroristen an den Türen der Häuser gekämpft. Sie schossen ohne Rücksicht auf Zivilisten und Kinder. Schreckliche Szenen.
Wir haben uns um die Leichen unserer Freunde gekümmert.“
In unmittelbarer Nähe seines Wohnhauses lagen 11 seiner Nachbarn ermordet auf der Straße.
Als ich im November 2023 vor Ort war, zeigte er mir sein verwüstetes Dorf.
Abgebrannte Häuser und Autos, Ruinen mit blutverschmierten Wänden, Kinderspielzeug in dem Garten eines Hauses, in dem Hamas die ganze Familie ausgelöscht hat.
Am 7. Oktober wurde eine Gruppe Jugendlicher am Strand, dort, wo der von uns gespendete mobile Luftschutzbunker stand, von dem Raketenangriff der Hamas überrascht.
Die Gruppe von etwa 10 Menschen flüchtete in Sekundenschnelle in den Bunker um Schutz zu suchen.
Minuten später stürmten Hamas-Terroristen den Bunker und ermordeten alle Schutzsuchenden.
Man hat mit Raketen gerechnet, niemand hätte je daran gedacht; dass Hamas-Terroristen persönlich dort einmarschieren, um zu morden.
An den Wänden des Luftschutzbunkers klebt das Blut von all den Opfern, Amnon erzählte tief betroffen, dass es dort nach Tod riecht.
Ich konnte es bei meinem Besuch riechen und ich werde den bittersüßen , beißenden Geruch des Todes niemals mehr vergessen.
Amnon ist aus demselben Holz geschnitzt wie Doron, der FAUDA-Hauptdarsteller.
Ohne Menschen wie er, gäbe es den jüdischen Staat nicht mehr.
Wer hätte gedacht, dass wir in einer Welt leben, die in großen Teilen mehr Mitgefühl für die Schlächter, als für die Ermordeten hat?
Stefen Niemeyer retweeted
“At least 30 agents operating on Beijing’s behalf have been uncovered in the European area over the past two years” english.elpais.com/internati…
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Wir so oft: Lesetipp! 👇
Nahostkorrespondent Wildner erklärt, warum die Israelische Regierung die Ermordung von Soldaten durch Palästinenser in Westjordanland als Terrorakt einstuft, nicht als Kriegsakt.
Seit dem gestrigen *Angriff* durch zwei palästinensische Männer mit Schusswaffen auf einen israelischen Checkpoint südlich von Hebron mit zwei getöteten und drei verletzten israelischen Soldaten betonen nicht zuletzt hier viele, dass sie die Bewertung dieses Angriffs als „Terrorattentat“ zurückweisen, weil es sich, ihrer Ansicht nach, dabei viel eher um einen „völkerrechtlich legitimierten Akt des Widerstands gegen eine illegale Besatzungsmacht“ handle.
Was dabei aber nicht berücksichtigt, oder jedenfalls nicht erwähnt, wird, ist die Frage, welche Konsequenzen es für die Gesamtsituation im Westjordanland hätte, wenn Israel diesen und ähnliche *Angriffe* im Westjordanland nicht als „Terrorattentate“ einstuft.
Solange Israel solche *Angriffe* als „Terrorattentate“ einstuft, unterscheidet es weiter zwischen eigenständigen bewaffneten Gruppierungen und Einzelpersonen auf der einen - und der Palästinensischen Autonomiebehörde auf der anderen Seite und macht die Autonomiebehörde nicht direkt für solche *Angriffe* verantwortlich.
Würde Israel den *Angriff* am Freitag hingegen nicht als „Terror-“ sondern als „Kriegsakt“ werten, wäre die damit verbundene Kriegspartei eben jene Palästinensische Autonomiebehörde, deren militärische Zerschlagung Israel dann als Kriegsziel anstreben könnte. Genau das haben Betzalel Smotrich und andere rechtsextreme Akteure in Israel gestern übrigens gefordert.
Solange Israel auf *Angriffe* wie gestern im Rahmen von Antiterrormaßnahmen reagiert, führt Israel die, denkbar schwierige und belastete aber existente, Sicherheitskoordination mit der Palästinensischen Autonomiebehörde weiter - worüber beide Seiten, aus politischen Gründen, öffentlich nur sehr ungern viele Worte verlieren.
Gut, wie sieht die Strategie dahinter aus?
According to a German official speaking to the Kyiv Independent, Berlin is negotiating with Kyiv to purchase Ukraine's Bars jet-powered drones. The drone has a range of 1,000 kilometers and can fly at up to 700 kilometers per hour.
Bloomberg separately reported that Germany plans to buy thousands of deep-strike weapons from European arms companies.
































