Camillo Porta retweeted
Il segretario di Rifondazione Comunista - partito appena entrato nella coalizione di centrosinistra tramite un senatore “prestato” dal Pd - si chiede perché dovrebbe essere vietato inneggiare ad Hamas.
Fare tutto il necessario. Tutto. Pur di evitare che questi vadano al governo.
Camillo Porta retweeted
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Roberto Riccardi
I maranza hanno più paura degli ultras che della polizia. Dovevano fare a Lecco peggio che a Milano. Lo prometteva l’appello rimbalzato sui social. Quanti se ne sono presentati? Nessuno.
Martedì pomeriggio, in piazza XX Settembre, c’erano gli ultras blucelesti, scesi a difendere la loro città. Intorno, le forze dell’ordine e le vetrine coperte di cartone. Molti genitori avevano tenuto i figli a casa da scuola.
Non c’è stato uno scontro. Non ce n’è stato bisogno.
Non è la prima volta che maranza e ultras si incrociano. A Peschiera del Garda la paura l’hanno avuta davvero.
Il paese, invaso e devastato nel 2022, l’anno scorso li ha visti tornare. Hanno trovato gli ultras dell’Hellas e sono scappati a gambe levate.
In un video che circola sui social uno di loro si lamenta: “Facevamo solo un po’ di casino, ci hanno buttati nel lago”.
A Verona uno dei capi dei maranza aveva chiamato i suoi alla stazione per sfidare la curva. Alla stazione non si è visto nessuno.
C’è però qualcosa di nuovo. Dopo Milano un appello rimbalza da una curva all’altra: scendere nelle piazze delle proprie città, senza violenza, senza maschere né passamontagna.
In un video gli ultras spiegano il perché: “Dobbiamo proteggere le nostre città, la nostra nazione, senza offendere nessuno. Pensiamo al futuro dei nostri figli, pensiamo a far uscire al sicuro le nostre figlie.
Se passa un limite non c’è più ritorno. Non succede niente se per una volta non andiamo allo stadio. Stavolta siamo dalla parte delle forze dell’ordine”.
Stavolta. Gente che ogni domenica si ritrova la polizia di fronte adesso dichiara di starle accanto. E rinuncia alla partita, che per un ultras è come per un prete saltare la messa.
Ecco il paradosso. Lo Stato schiera camionette e reparti mobili e i maranza, il sabato dopo, tornano. Dove compare la curva, invece, spariscono.
Il dato più inquietante è un altro: cittadini perbene che guardano una curva con gratitudine. Lo Stato in piazza c’era. Solo che ai maranza non faceva paura.
Come si arriva a questo?
La curva è rimasta l’ultimo corpo intermedio in piedi. Le sezioni di partito non esistono più, le parrocchie faticano a riempire il catechismo, i sindacati si mobilitano solo per le loro vertenze.
CGIL a parte, che se la prende con chi filma le borseggiatrici e sfila per la Flotilla e per Maduro.
Chi riesce oggi a portare cento uomini in piazza in meno di ventiquattro ore? Solo la curva.
Per l’ultras la città non è un indirizzo. La bandiera non la porta, la rappresenta. Quando i maranza spaccano il centro, per lui è come se entrassero in curva a strappare lo striscione.
Soprattutto, l’ultras sa una cosa che sanno tutti: il poliziotto ha le mani legate, lui no.
L’agente che prende una sassata deve restare fermo, perché al primo manganello parte l’esposto. Il soldato mandato a Milano ha un fucile d’assalto che non potrà mai usare contro un quattordicenne con una bottiglia in mano.
L’uomo più armato della piazza è quello che può fare meno di tutti.
Il governo la sua parte l’ha fatta. Ha mandato 500 militari, ha varato un decreto con il fermo preventivo per i minorenni e l’arresto differito grazie alle immagini, ha provato a dare ai soldati il potere di arrestare.
Quel potere è saltato prima ancora che arrivassero in città. A sinistra hanno tirato un sospiro di sollievo.
Poi ci sono i tribunali, con le loro porte girevoli.
A Roma, a settembre, due agenti sono rimasti feriti mentre fermavano un uomo in via Cavour. Il giorno dopo il giudice ha convalidato l’arresto e lo ha rimesso in libertà. I poliziotti erano ancora pesti, lui già a spasso.
A Milano, dopo due giorni di guerriglia, stando alle cronache sono finite in questura 271 persone. Gli arrestati sono più di quaranta, in gran parte minorenni.
Il ministro della Giustizia ha parlato di una stretta sui minorenni mai vista prima. Vero. Ma dei trentacinque ragazzini fermati tra sabato e domenica, in carcere ne sono andati tre. Gli altri sono a casa o in comunità.
E uno dei maggiorenni, in pochi giorni, è passato dal carcere ai domiciliari con il braccialetto. Attendiamo con ansia che qualcuno gli chieda scusa per il disturbo.
Per i minorenni la porta girevole è scritta nella legge. Il processo minorile è costruito per evitare la condanna ogni volta che si può: il perdono giudiziale, l’irrilevanza del fatto, la messa alla prova che, se va bene, cancella il reato come se non fosse mai esistito.
Il maranza lo sa benissimo. Non teme il processo: sa che difficilmente il processo lo toccherà.
L’impunità è la sua vera bandiera. Si muove in branco, perché nel branco nessuno è responsabile di niente. Filma tutto, perché la violenza per lui è uno spettacolo da postare. Non si sente di qui né di là: la città che devasta non è la sua.
L’ultras invece un codice lo rivendica, almeno sulla carta: mai in dieci contro uno, le donne non si toccano.
A Reggio Emilia, quando un maranza in monopattino ha fatto cadere una tifosa ferendola al volto, la curva ha reagito d’istinto.
Per l’ultras il maranza è uno specchio deforme: un branco come il suo, ma senza alcuna regola.
Davanti a tutto questo il riflesso condizionato è stato uno solo: gridare al fascismo.
A Lecco qualcuno ha teso il braccio nel saluto romano. Un gesto stupido, che regala argomenti a chi non aspettava altro. Ma è bastato quel braccio per liquidare come fascista chiunque chieda sicurezza.
Un giornale locale ha chiamato “fascistoidi” quelli scesi in piazza mentre i negozi erano barricati. Un settimanale ha spiegato che “maranza” è un termine discriminatorio.
Un procuratore generale ha confessato il suo fastidio per quella parola. Fastidio per la parola. Per le vetrine, evidentemente, molto meno.
È il vizio di sempre. La sinistra ha abbandonato da anni concetti come territorio, sicurezza, appartenenza, trattandoli come sospetti. Li ha lasciati per strada e qualcuno li ha raccolti.
Ora si stupisce che chi difende la propria città non stia con Avs.
Chi grida al fascismo dovrebbe ripassare la storia. Nel biennio rosso, dal 1919 al 1920, lo Stato liberale lasciò fabbriche e campagne in balia delle occupazioni. Il vuoto lo riempirono le squadre, che si scatenarono contro leghe e cooperative.
Non perché la borghesia amasse il manganello, ma perché nessuno la proteggeva più.
Quando lo Stato rinuncia alla forza legittima, la forza non scompare. Cambia padrone.
Ecco ciò che i salotti si rifiutano di vedere. Il fascismo non lo prepara chi chiede ordine. Lo prepara chi per trent’anni ha disarmato lo Stato, ha delegittimato ogni divisa, ha trovato un ragazzo da capire dietro ogni vetrina sfondata.
Gli ultras in piazza non sono la soluzione. Sono la prova che la soluzione è semplice.
Se cento uomini con una sciarpa riescono a liberare una piazza dai maranza, cosa impedisce allo Stato di farlo con migliaia di poliziotti e carabinieri?
Non mancano gli uomini. Le leggi ci sono e il decreto ne ha aggiunte. Manca la libertà di applicarle, quella che giudici indulgenti e salotti indignati hanno tolto a chi indossa l’uniforme.
Serve uno Stato che si riprenda le piazze, che restituisca agli agenti le mani, che chiuda le porte girevoli dei tribunali. Uno Stato tanto forte da rendere inutile qualsiasi ronda.
Perché gli ultras devono stare allo stadio a godersi la partita. Non in centro a fare un lavoro che non spetta a loro.
Autore: Roberto Riccardi
Amico (concedimelo), grazie di tutto. Punto
🚨🚨🚨 È ARRIVATA LA SITUATION ROOM. LA SALA DELLE CRISI, SEMPRE APERTA
Potrei cercare mille parole. E in realtà lo sto facendo. Ma chissà se basterebbero per dirvi tutto, per dirlo bene.
Così, per raccontarvi del momento più importante da quando esiste questo Blog indipendente, scriverò tutto ciò che mi frulla per la testa. Lo pubblicherò così, di getto. Perché quando il cuore batte forte è bene dargli retta.
“Cos’abbiamo qui?” e “che succede?”: quante volte lo avete letto? Ma la risposta questa sera è più complessa.
Succede che abbiamo vento di burrasca, onde da far spavento, e sul ponte della nave sussurri preoccupati di una ciurma che pure ne ha visti di mari in tempesta. E che ha già capito tutto da un pezzo.
Succede che il mondo è cambiato, lo sta facendo nuovamente, e noi non possiamo permetterci di restare in quello di ieri.
Succede che da questo momento nulla rimane com’era.
Per capire, dovete venire con me. Fidarvi. E scendere in profondità, addentrarvi nella nave, nel suo ventre. Fate attenzione: dobbiamo percorrere corridoi stretti, scendere scalette di ferro, fino a raggiungere una stanza nascosta. Da oggi, il nostro centro.
È dove avremmo dovuto essere la notte in cui l’Ucraina ha scoperto che gli incubi a volte si fanno reali, e sulla propria pelle. È la stanza che avremmo voluto il 7 ottobre 2023, quando le parole non bastavano per raccontare l’orrore della Terra. È il posto che abbiamo immaginato infinite volte in questi mesi, quando è apparso chiaro che se il mondo diventava più pericoloso, anche i lettori avrebbero avuto esigenze diverse.
E allora, che succede? Cos’abbiamo qui? Succede che abbiamo qualcosa che prima di oggi non c’era: cercate pure altrove, non troverete niente del genere.
Succede che infine è arrivata: c’è la Situation Room.
La nostra sala di comando, la mappa del mondo con due vite, in continuo aggiornamento.
La prima si attraversa ogni giorno. Che sia un cavo tranciato nel Baltico, un convoglio militare che si muove nella notte, uno spazio aereo violato per tre minuti: segnali deboli, che altrove finirebbero dispersi. No, non li troverete più sui social. Saranno informazioni riservate. Qui, li vedrete. Disegneranno un movimento, anticiperanno uno scenario, faranno per voi da sentinella.
La seconda, invece, si accende solo quando serve. Una sirena, poi un’altra. Le città si illuminano, gli aggiornamenti si rincorrono. In cima compare un puntino rosso e un’altra frase che conoscete: il Blog apre la diretta.
Toccate questa mappa: potrete maledirla, accartocciarla in preda alla frustrazione, ringraziarla, vederla cambiare colori e confini. Esploratela voi stessi.
Per ogni Paese, troverete un dossier: le forze in campo, chi conta davvero. E poi la politica: numeri “intelligenti”. Sondaggi, elezioni, equilibri in parlamento per simulare maggioranze diverse. E ancora: le corse da seguire, le strategie vincenti. Solo un’avvertenza: crea dipendenza.
Di più: per due Paesi, Ucraina e Israele, la possibilità di connettervi ai sistemi nazionali di allerta aerea. Non un obbligo, ma una vostra scelta: solo per tentare di intuire cos’è la guerra, per ricordare che mentre guardiamo la tv o stiamo facendo la spesa qualcuno, altrove, sta correndo verso un rifugio, cercando di salvare la pelle.
Sto finendo, so di aver abusato della vostra pazienza. Ma capirete che è giusto così, perché se non ci fosse stato @OnnwenC non ci sarebbe stato nulla di ciò che vedete. Nel 2023 era un ragazzo con una "pazza idea": un’app per un piccolo Blog indipendente, lo stesso di cui era appassionato lettore. Lo scorso febbraio era il “pirata” arrivato per rivoluzionare questo vascello. Oggi è chi ha costruito questo mondo, questo rifugio, questa Sala delle Crisi. È colui che ha reso le richieste impossibili di questo rompiscatole in servizio permanente (sì, ma pure lui non scherza) una realtà ancora più bella dei miei stessi sogni. Caro Onnwen, caro Amico, ogni mappa, ogni scheda, ogni sirena che si accende porta la tua firma. E quindi grazie. Ancora una volta, e più di sempre.
C’è altro? Sì, un ultimo messaggio.
Forse è quello che una lettrice mi ha scritto alcuni mesi fa, a tarda sera. Si scusava di averlo fatto in privato, ma la persona con cui viveva era parte delle notizie che racconto: un militare. Da più di un anno non tornava a dormire a casa. Non chiedeva niente. Voleva dirmi solo che leggere il Blog le era di aiuto per capire dove lui si trovasse. E che questo, in qualche modo, la faceva sentire più vicina di quanto la distanza avrebbe suggerito.
O forse è quello di un’altra persona. Scriveva da una città dove in quei giorni si contavano gli allarmi. Non riusciva a leggere le dirette e si scusava, pure lei, pensando che io avessi altre priorità. Ma in qualche modo il Blog aveva anticipato le fonti locali, risultando una piccola bussola in una fase di vera emergenza. Risolvere quel problema non era solo un favore. Era necessario, era un dovere.
Sono briciole in mezzo a chissà quanti messaggi ricevuti in questi anni. Resteranno rigorosamente anonimi. Perché il patto fra chi scrive e chi legge vale più di qualunque effetto speciale.
Ma ecco, per l’ultima volta stasera: cos’abbiamo qui? Che succede?
Succede che è tutto vero: abbiamo la Situation Room.
Per loro, per voi, per chi dall’altra parte dello schermo cerca risposte. Spesso a notte fonda. Spesso per ragioni di cui mai verrò a sapere.
E allora? E allora qui, nelle viscere della nave, le onde si abbattono sullo scafo con una violenza tale da far vibrare persino queste pareti.
L’acciaio geme, le luci oscillano, il pavimento trema sotto i nostri piedi.
Ma in questo rifugio siamo insieme. Nel posto giusto. È qui che attraverseremo la tempesta.
Nella Situation Room, nella nostra Sala delle Crisi.
Sempre aperta.
dangelodario.it/situation-ro…
Camillo Porta retweeted
✍🏻 Roberto Riccardi
Più stupidi dei padri. È la prima volta. Non è una battuta da bar, lo dicono i test.
Secondo il neuroscienziato Jared Cooney Horvath, la Generazione Z è la prima generazione dell’età moderna a ottenere nei test standardizzati punteggi più bassi di quella che l’ha preceduta.
L’ultimo a ripeterlo è stato Carlo Calenda, a “Cinque Minuti” da Vespa. La sua firma non aggiunge nulla. Conta che lo abbia detto su Rai 1 senza che volasse una mosca.
Una frase così, detta delle donne o degli immigrati, avrebbe riempito le piazze. Detta dei giovani, è passata come una previsione del tempo.
Il problema non è che non sanno. È che non sanno e credono di sapere.
Lo stesso Horvath, che punta il dito sugli schermi, osserva che questi studenti sovrastimano le proprie competenze. Hanno Google, hanno ChatGPT: perché ricordare una data, se la data sta in tasca?
Una sola lezione l’hanno imparata a memoria: ogni disagio è un diritto.
L’ansia da interrogazione diventa una richiesta di abolire i voti. La bocciatura diventa un trauma da certificare. Il professore severo diventa un caso da segnalare.
Ma cosa significa, in concreto, essere più stupidi? Non prendere un voto più basso. Significa essere arruolabili.
Un ragazzo che non regge un ragionamento di tre passaggi non è solo meno colto. È una recluta più facile.
Non gli serve sapere, gli basta appartenere. Il mondo diviso in oppressi e oppressori gli risparmia la fatica di studiare: scelto da che parte stare, il resto viene da sé. E il coro dei coetanei pesa più di qualunque libro.
Così indossa la kefiah e grida “dal fiume al mare” senza sapere quale fiume, quale mare, né che quello slogan cancella Israele dalla carta geografica.
Solidarizza con Hamas senza accorgersene, perché nessuno gli ha mai chiesto di accorgersene.
Così sventola il Che e difende Cuba come un paradiso. Pazienza se l’11 luglio del 2021 sono stati proprio i cubani a scendere in piazza contro il regime al grido di “Patria y vida” e a finire in carcere. Pazienza se chi può, dall’isola, scappa.
I cubani lo smentiscono. Lui non se ne accorge e se mai vedesse un loro video non gli crederebbe. Non ha mai letto una riga che non arrivasse da un reel.
Chi non sa ragionare non discute: ripete. In politica vince chi ripete più forte e più a lungo, finché lo slogan diventa verità, la verità diventa identità, l’identità diventa corteo.
Per la stessa ragione sono ossessionati da un fascismo finito mezzo secolo prima che nascessero.
Non l’hanno vissuto, non l’hanno studiato, eppure lo vedono ovunque: nel professore che boccia, nel ministro che vieta il cellulare, nel poliziotto che chiede i documenti. Pure sotto il letto.
Fino al capolavoro: ragazzi Lgbt in corteo per Gaza, dove la legge punisce l’omosessualità fino a dieci anni di carcere e dove Hamas, nel 2016, ha giustiziato un suo comandante accusato di avere rapporti con uomini.
Sfilano per chi li metterebbe in cella. Nessun argomento li ha convinti, è stata la ripetizione.
La stessa generazione assolve i maranza. Il ragazzo che spacca una vetrina? Vittima della periferia. Quello che insulta la professoressa? Vittima del disagio.
Quello che molesta le ragazze in branco? Colpa del patriarcato, quindi di tutti. Cioè di nessuno.
Ogni colpa trova un alibi, ogni alibi trova un hashtag.
Antifascisti contro un regime morto ottant’anni fa, muti davanti all’Islam più intransigente, che non tollererebbe un minuto le loro compagne di classe a capo scoperto.
Chi ha scritto il copione ha un nome. La sinistra, che li convoca in piazza a ogni occasione e da anni racconta le seconde generazioni come eterne vittime e la polizia come il vero problema.
Poi i Cinque Stelle, che della favola hanno fatto un metodo di governo.
Sono quelli che dal balcone di Palazzo Chigi annunciarono di avere abolito la povertà. Quelli del Superbonus spacciato per gratuito, costato oltre 165 miliardi certificati dalla Corte dei conti. Quelli che oggi promettono 15mila euro a ogni diciottenne, come un regalo di compleanno.
A un ragazzo che non sa fare una divisione, la favola dei soldi gratis sembra matematica.
Lasciamo pure stare il QI. Guardiamo i padri. Per l’Ocse un adulto italiano su tre, nella comprensione del testo, non supera il livello più basso: regge un testo breve, un elenco, un’istruzione chiara. Un editoriale come questo, no di sicuro.
Chi doveva educarli, insomma, non legge molto meglio di loro.
Allora la domanda vera non è chi ha acceso lo schermo. È chi ha smontato tutto quello che poteva spegnerlo.
La risposta ha una data. Nel 1967 la scuola di Barbiana di don Milani pubblicò “Lettera a una professoressa”: la bocciatura come arma di classe contro i figli dei contadini. Allora era una denuncia seria.
La sinistra ne fece un vangelo. Il Sessantotto lo trasformò in slogan: il sei politico.
Da lì in poi la selezione è diventata sospetta, il voto un’offesa, la fatica un privilegio borghese da abolire.
Ecco il paradosso. In nome dei figli dei contadini si è smesso di bocciare. Ma chi viene promosso senza imparare paga il conto due volte.
Il figlio del notaio ha le ripetizioni, il latino lo recupera a casa. Il figlio dell’operaio esce promosso e analfabeta.
La scuola che non dice no non protegge i poveri. Li condanna con il sorriso.
E oggi? Quando il governo ha inasprito le regole sulla condotta, le opposizioni hanno votato contro, da Italia Viva ad Avs.
Dai Cinque Stelle è arrivata l’accusa al ministro di volere “studenti non pensanti”. Ridicolo detto dal partito che doveva abolire la povertà e ha abrogato il congiuntivo.
Studenti non pensanti? Bastava guardare i cortei.
E poi ci sono i genitori. Non più educatori ma sindacalisti dei figli: la chat di classe come tribunale, il ricorso al Tar contro la bocciatura come rito di fine anno.
Calenda dice che questi ragazzi si sentono una generazione destinata all’esilio. Hanno ragione, ma non nel senso che credono.
L’esilio peggiore non è quello verso Londra. È quello da un libro di trecento pagine.
Serve una scuola che torni a bocciare senza chiedere scusa. Servono genitori che smettano di fare gli avvocati dei figli.
Serve una classe politica con il coraggio di dire ai ragazzi la verità, invece di blandirli per un voto che nemmeno andranno a dare.
Altrimenti tra vent’anni il test lo faranno i loro figli. E nessuno sarà più in grado di leggere il risultato.
Sacrosanta verità ... ed è lì gran parte della differenza tra ieri ed oggi
Camillo Porta retweeted
The world applauds: Elon Musk has unveiled a prototype of the long-awaited Tesla sports car at SpaceX’s facility in Texas. During the demonstration, the driverless vehicle reportedly lifted off the ground for several seconds.
Meanwhile, without presentations, publicity, or grand spectacles, Ukrainian defenders carried out what has been described as the first medical evacuation of a wounded soldier by drone in the history of warfare.
Against the backdrop of everything happening in the world, you begin to realize just how different our realities and values truly are. For some, the most important thing is putting on a spectacular show. For others, the true value of technology lies in its ability to save human lives.
My deepest respect and heartfelt gratitude to the Armed Forces of Ukraine! 🇺🇦❤️
Camillo Porta retweeted
I will be speaking with Ukrainian President Volodymyr Zelenskyy and his team this week to discuss Starshield, sanctions, and other matters pertaining to the defense of our strong ally, Ukraine. I will be assuring President Zelenskyy that anyone who attempts to limit the use of Starshield for Ukraine will be fully investigated and will be held fully accountable, to include public congressional oversight hearings, and immediate harsh and punitive budget cuts to any responsible agency or agency head.
Congress will unequivocally reaffirm that Ukraine is an indispensable ally to the United States, that Russia is a self-declared enemy of the United States, and that the United States will 100% support and defend the people of Ukraine in their fight for their own freedom against this brutal, illegal, and unprovoked Russian invasion.
The United States must provide any and all defensive equipment that Ukraine needs to defend itself. The United States must not import a single drop of Russian oil. Sanctions against the Russian regime must be harsher and stronger than they’ve ever been before. Each and every one of these items will be brought to the House Floor—and each and every one of these items will pass on the House Floor by an overwhelming margin.
This is, after all, what Ronald Reagan would do. And this is what we will do now. Ukraine can, and will, defeat Russia. #PeaceThroughStrength
Camillo Porta retweeted
📌 Le immagini che giungono in queste ore da Parigi, Lione e Marsiglia, con interi quartieri messi a ferro e fuoco ed edifici pubblici presi d’assalto, sono la resa dei conti.
Decenni di immigrazione incontrollata, imposta da governi ciechi e ideologizzati in nome di un'integrazione astratta, hanno trasformato le metropoli francesi in una polveriera.
Quando si sradicano le identità e si pretende di stipare culture incompatibili dentro i confini di una società senza più bussola spirituale, il risultato non è l'armonia, ma la disgregazione.
La responsabilità morale di queste macerie non ricade soltanto sulle piazze che bruciano, ma sopra le poltrone di chi ha scientemente spalancato i confini, ignorando ogni allarme e sacrificando la coesione sociale e la sicurezza dei cittadini sull'altare del dogma globalista.
Quello a cui assistiamo oltrealpe è il crollo verticale di un modello che ha preteso di cancellare le nazioni per sostituirle con il caos.
Camillo Porta retweeted
The red (radical Marxists/far-left movements) and Green (political Islamists) defined in a single picture.
France is burning. I feel for the security forces. Reinforce police and gendarmerie. Enforce no masks laws. Conduct arrests...Track leadership. Track funding. Deport immigrants that commit crimes.
France and Italy today. They will not be the last.
Camillo Porta retweeted
On October 16, 2019, I told Donald Trump, “With you, Mr. President, all roads lead to Putin.”
On October 16, 2026, Trump signed an executive order waiving new sanctions on Russia passed by bipartisan majorities in Congress and signed into law just last month.
This decision insults America’s commitment to democracy and our brave men and women in uniform, as Russia helps Iran target American forces.
I join Republican senators in condemning this unconscionable capitulation to a Russian dictator who illegally invaded Ukraine and butchers innocent civilians.
As I have asked for years: What does Putin have on Trump that he would sell out America’s values?
Camillo Porta retweeted
Evitate tristi paragoni con il ’68. I violenti in piazza non hanno ideali, non gliene importa nulla del caro vita. Sono utili idioti nelle mani dei peggiori. Solidarietà alle forze dell’ordine. Il momento è pericolosissimo, non pericoloso
Camillo Porta retweeted
Il voto può e deve andare solo a chi nel programma:
- supporta l’Ucraina 🇺🇦
- ha chiaro che Palestina = terrorismo
- combatte la presenza di islamici che minano la sicurezza europea
- mette al gabbio chi ha pagato l’esercito russo per fare spionaggio in Italia 🇮🇹.
Camillo Porta retweeted
This is Chris Manson, an ordinary American who has done something extraordinary for Ukraine.
Chris is not a billionaire. He is not a politician. He is not a celebrity. He is a former firefighter who works in healthcare.
In 2022, his 7-year-old daughter Lily asked him a simple question: “Daddy, can we do something to help Ukraine?”
He could have told her that Ukraine was thousands of miles away. That there was little they could do. That it was someone else’s problem.
Instead, he decided to act.
In March 2022, Chris founded US Ambulances for Ukraine. On March 29, the first ambulance was on its way to Ukraine.
What started with one ambulance became something extraordinary.
125 ambulances, fire trucks, and rescue vehicles have now been sent to Ukraine.
These vehicles are saving lives. They are helping Ukrainian soldiers, doctors, firefighters, and rescue workers. They are evacuating the wounded and bringing help to people whose lives have been shattered by russia’s war.
One little girl asked her father a question. And because he decided to act, countless Ukrainians have received help when they needed it most.
Chris has no intention of stopping. He plans to continue helping Ukraine for as long as necessary.
There are people who have billions of dollars, enormous political power, and millions of followers. And then there are people like Chris Manson, who simply see suffering and decide to do something about it.
You don’t need to be rich or powerful to make a difference. You just need to care enough to act.
Thank you, Chris Manson.
Thank you for showing what true American generosity looks like.
Ukraine will never forget your kindness.
Camillo Porta retweeted
Replying to @AlessiaMorani
Questo è un punto cruciale per la storia europea. Bisognerebbe lasciare da parte tutte le altre differenze e le forze politiche che ritengono la vittoria dell'Ucraina fondamentale per la sopravvivenza della democrazia dovrebbero presentarsi insieme alle politiche.
#mahsaamini morta per motivi misteriosi? TG5 ... Ma che ca@@o di giornalisti abbiamo in Italia? 🤡🤡🤡🤮#donnevitalibertà
Camillo Porta retweeted
To Donald J. Trump, 45th and 47th President of the United States
From Viktor Yushchenko, 3rd President of Ukraine
Mr. President,
I write these words without diplomatic formulas or ceremonial language. I write simply, from one human being to another, and from one president to another—two men who understand that there are moments in history when decisions determine not only the fate of nations, but the fate of freedom itself.
For Ukrainians, freedom is not an abstraction. It is not a slogan written into a political declaration. Freedom is in our blood. It comes to us through generations — from our Cossack forefathers, from ancestors who valued above all else their liberty, their dignity, and the land God gave them.
We are a nation rooted in the soil. Our identity grew from love of our home, our field, our village, our city, our church, our family, and the sky above us. Ukrainians have never sought what belongs to another nation. But neither have we ever willingly surrendered what is ours.
Mr. President, look at what is happening in Ukraine right now, at this very moment. Every day and night, our cities shudder under Russian ballistic missiles, Iranian Shahed drones, and aerial bombs. Russia strikes ordinary residential buildings in ancient Kyiv, sleeping neighborhoods in Zaporizhzhia, Odesa, Dnipro, Kharkiv, and towns across our country. Families are killed in their homes. Millions live under the threat of another siren, another explosion, another night wondering whether their children will still be alive in the morning.
And when there is talk of “concessions” or deals with Putin, the Kremlin’s answer is more missiles, more drones, and more bloodshed. Ukrainian families pay the price.
Behind every statistic is a human life. A mother buries her child. A child stands beside the grave of a father. A family returns to what was once its home and finds only broken concrete and photographs scattered through the ruins.
This is not a distant “conflict.” This is the daily reality of millions of Ukrainians.
And against this reality, Ukrainians hear calls that Ukraine should stop. That Ukraine should restrain its strikes against the infrastructure that finances and sustains Russia's war. That trade in Russian energy can somehow be separated from the missiles and drones Russia sends against Ukrainian families. It cannot.
Money paid for Russian fuel is not an abstraction called “commerce” It finances an economy geared toward total war. Russia needs resources to wage this unjust war and Ukraine is fighting to deprive Russia of those resources.
There is a profound moral difference between the aggressor and the nation defending itself.
Mr. President, America knows this distinction better than most nations. It knows how dangerous it is to believe that trade can tame an aggressor or make the threat disappear. History taught us that lesson at a terrible price.
Before the United States entered World War II, America traded extensively with Imperial Japan, including in strategically important materials. Washington hoped for years to avoid a wider war in the Pacific. Ultimately, economic pressure and diplomacy could not prevent catastrophe and on December 7, 1941, Pearl Harbor was attacked.
History may not repeat itself exactly, but it does raise the same questions again. What price do free nations pay when aggression is rewarded rather than stopped?
Ukraine once placed extraordinary faith in the international order led by the United States. When the Soviet Union collapsed, Ukraine inherited one of the largest nuclear arsenals in the world. In negotiations with our allies, we agreed to give it up. We did so because we believed that a world governed by agreements was safer than a world governed by nuclear weapons.
In 1994, the United States of America, along with its partners, signed the Budapest Memorandum, providing Ukraine with official assurances of security, sovereignty, and the inviolability of our borders. They pledged not to threaten or use force against Ukraine. America assumed a moral responsibility toward Ukraine. So how can anyone today, when a treacherous enemy has attacked us, forget America’s signature on this document?
Ukraine kept its word. Russia broke its word.
That history matters today. Because when a nation gives up the most powerful weapons on Earth in return for international commitments, and is later invaded by one of the very states that made those commitments, the consequences extend far beyond Ukraine.
Every nation in the world is watching and asking whether agreements with great powers mean anything. They are asking whether giving up nuclear weapons makes a country safer—or more vulnerable. And they are watching America.
Mr. President, our nations are connected by more than treaties and diplomacy. We have stood together many times before. One of the six Marines who raised the American flag at Iwo Jima was Sergeant Michael Strank, whose family came from Lemkivshchyna and who gave his life fighting for the United States. When American and Soviet forces met at the Elbe in April 1945, American Lieutenant William Robertson was first embraced by a Ukrainian boy from the Cherkasy region — Oleksandr Silvashko. Ukrainian soldiers served alongside American forces in Iraq and Afghanistan, and, today, Ukraine continues to share its hard-won military experience with its American partners, including expertise in countering Iranian-designed drones. Ukrainians and Americans have shed blood together in defense of freedom against tyranny.
Mr. President, above all, there is one thing I want you—and the world—to understand.
Do not mistake the Ukrainian desire for peace for a willingness to surrender. The Ukrainian spirit cannot and will not be broken.
No people wants peace more than a people whose children are being killed. But peace cannot come by asking the victim to pay the price for the aggressor’s crimes. We cannot agree to a peace that will later cause the deaths of many more of our children and grandchildren.
We are a people with deep roots, bound to our land by love, labor, and the spirit of freedom. We will never yield our land willingly to anyone. This is our home, given to us by God. We were here, we are here, and we will always be here. We cannot be intimidated by missiles, and we cannot be forced to surrender.
Ukrainian identity has been forged through centuries of attempts to erase it. The Russian empire tried to silence our language, destroy our culture, starve our people, imprison our leaders, and rewrite our history. And still Ukraine survived. We survived because our roots are deep, and because the blood of a free people flows in our veins.
Russia can destroy our buildings. It can terrorize our cities. It can kill our people. But it cannot destroy who we are. It cannot compel Ukrainians to cease being Ukrainian.
Mr. President, America’s greatness was not built by accommodating tyranny, but by understanding, at decisive moments of its history, that freedom must be defended before the price of defending it becomes immeasurably greater.
Ukraine is defending that principle today with the lives of our people.
Today, the free world faces questions larger than Ukraine itself: whether borders may be changed by force; whether agreements between nations still have meaning; whether aggression will be rewarded; and whether the free world will stand beside those who choose freedom.
One does not negotiate with tyrants—one stops them.
Mr. President, I believe America understands this.
With faith in truth, freedom, and the honor of the free world,
Viktor Yushchenko
President of Ukraine 2005-2010




























