Socialista, patriota, antieuropeista - Giornalista - Appassionato di politica economica - https://xitter.cf/t.co/rUfOaXhTu3

Roma
Joined July 2013
Mentite sapendo di mentire. Ecco le 63 raccomandazioni a tagliare il sistema sanitario pubblico e a privatizzarlo che la UE ha inviato tra il 2011 e il 2018 agli Stati membri. [emmaclancy.com/2020/02/17/di…]
Replying to @italy_exit
La Commissione europea non ha mai chiesto all’Italia tagli alla spesa sanitaria che rimane un'area di competenza nazionale. Anzi ha più volte sottolineato come la spesa italiana fosse più bassa della media UE: ec.europa.eu/health/sites/he…
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Dalle origini del progetto al ruolo degli USA, dai piani della Germania nazista all'euro. Un secolo di storia dell'integrazione europea ricostruito attraverso fatti, documenti e scelte per comprenderne matrici, contraddizioni e motivi del fallimento. lantidiplomatico.it/dettnews…
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Gilberto Trombetta retweeted
Draghi (2011): "C’è anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende.."
Draghi: "I giovani protestano perché percepiscono le dinamiche sociali come bloccate: fanno fatica a trovare un lavoro e si sentono impreparati di fronte a una società che sta vivendo una trasformazione tecnologica rapidissima. Nessuno li ascolta". Lo afferma l'ex premier ed ex presidente della Bce Mario Draghi in un'intervista a Bloomberg. #ANSA ansa.it/sito/notizie/mondo/2…
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Gilberto Trombetta retweeted
Il diritto al lavoro è il diritto fondamentale della nostra Costituzione. Per capire qual è il suo reale significato economico, è necessario guardarlo alla luce dell'art. 3.2 e degli articoli sulla costituzione economica e le condizioni del lavoratore. Certo è che la nostra carta nasce con un obiettivo concreto: raggiungere i livelli di massima occupazione. Questo è possibile solo e se lo Stato attua politiche occupazionali sostanziali e proattive, capaci di offrire ai cittadini concrete opportunità di lavoro nel settore pubblico e in quello privato. Invece, negli ultimi tempi, il diritto al lavoro è stato annacquato ed è stato interpretato semplicemente come supporto agli imprenditori perché assumano. Ma è un sistema fallimentare, e lo è per una ragione: gli imprenditori vedono il lavoratore come un asset, dunque come uno strumento del quale disfarsi quando è inutile o riduce gli utili. Il privato usa il lavoro, ma non lo crea. Per questa ragione, attuare politiche lavorastiche che stimolino l'offerta di lavoro privato è semplicemente inutile ed è persino in perfetto contrasto con l'intero impianto costituzionale sul diritto al lavoro.
Articolo 4 "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto".
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Articolo 4 "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto".
Replying to @Gitro77
Fai salti logici piuttosto strani se pensi che uno qualsiasi degli articoli che citi dia diritto a un posto di lavoro, e il salto più illogico è supporre che, a prescindere, un diritto del genere sia compatibile con un sistema economico funzionante.
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Gilberto Trombetta retweeted
Analisi lucida
L'ITALIA TRADITA: QUANDO I PURITANI HANNO CONSEGNATO IL MEDITERRANEO ALLA GRANDE FINANZA di Francesco Petrone Esiste un profilo psicologico e culturale dell'uomo mediterraneo. È la distinzione più antica della geopolitica italiana, viene dallo storico francese Fernand Braudel e poi da Carl Schmitt. L'uomo mediterraneo vive di contrattazione, di porto, di trattativa. Da Venezia a Napoli a Palermo, la ricchezza è fare da intermediario tra Oriente e Occidente. Il suo è un tempo ciclico perché legato all'agricoltura, alle stagioni, alla raccolta, al riposo. Non vive un tempo lineare. È un uomo con una cultura fortemente comunitaria. Ha molto spiccato il senso della famiglia, addirittura come clan, paese, clientela, campanile. Non è un individuo. La fiducia non è riposta nel contratto, ma nella persona. Apparteneva a quella cultura della stretta di mano, a un'economia di relazione che dà credito perché c'è un legame, non per il rating. Non per nulla antiche divinità come Mitra e Marduk erano detti gli dei della stretta di mano. Anche il potere è personalistico. Il capo è padre. Alcuni politici italiani hanno rispecchiato questo tipo umano: Mattei, Fanfani, Moro, anche Berlinguer, inconsapevolmente, erano prototipi di questa umanità. Devono vedere, toccare, distribuire. IRI, Cassa del Mezzogiorno, ENI sono stati gli strumenti caratteristici di questa cultura mediterranea in cui il centro distribuisce alla periferia per tenerla legata. Come la religione, che sia cattolica, ortodossa o islamica. È incarnata. Dio si fa pane, si fa festa di paese. Non è astratto. I liberi Comuni e le Signorie sono la prima forma compiuta di questo modello. Il Comune medievale non è lo Stato moderno atlantico, astratto e procedurale. È una famiglia allargata: arti, corporazioni, contrade, famiglie che si giurano fedeltà. La ricchezza non viene dalla fabbrica anonima, ma dalla bottega, dal porto, dalla banca di famiglia. La Signoria poi è l'evoluzione naturale: quando il Comune non regge più le faide, non chiama una costituzione, chiama un padre come i Medici a Firenze, gli Sforza a Milano, gli Este a Ferrara, i Malatesta a Rimini. Un uomo che tiene insieme con la relazione, non con la norma. È lo stesso schema di Mattei e di Andreotti, mille anni dopo. Per questo l'Italia dal 1945 al 1975 rispecchia un'anima mediterranea. Anche nella cultura comunista, è mediterranea: con Gramsci, Togliatti, Berlinguer, tutti pensano a un comunismo di comunità, di sezione, di festa dell'Unità. È l'esatto contrario dell'uomo atlantico, proiettato verso la lontananza, verso il rischio, come in Inghilterra, Olanda, USA. Il loro tempo è lineare, progressivo. Ritengono il futuro sempre migliore del passato. Produrre, investire, crescere all'infinito. Il tipo di uomo è individualista e protestante. Contratto, non relazione. La fiducia è nel sistema, non nella persona. Rating, borsa, tribunale. Non occorre la conoscenza diretta. Il potere è anonimo, procedurale. Non un padre, ma la regola. Banca Centrale indipendente, mercato, Commissione Europea. Non occorre vedere il capo, ma rispettare la procedura. La morale è protestante, calvinista. Dio è lontano, è norma. La ricchezza è segno di elezione, la povertà è colpa. Quando Andreatta compie con Ciampi il divorzio dalla Banca d'Italia, quando Prodi smonta l'IRI, quando Ciampi entra nello SME, stanno facendo una mutazione antropologica e culturale. Stanno convertendo l'Italia da paese mediterraneo a paese atlantico. Da economia di relazione a economia di contratto. Da famiglia-impresa a S.p.A. quotata. Da energia negoziata con Gheddafi a energia comprata sul mercato spot olandese. Da lira che si svaluta per aiutare l'esportatore a euro forte che premia il rentier. Il problema consiste nel fatto che l'italiano medio è mediterraneo. Sa lavorare benissimo in un sistema di relazioni, di fiducia personale, di piccola impresa, di flessibilità. Non sa lavorare in un sistema atlantico di grandi corporation anonime, di finanza, di procedure. Per questa ragione dopo il 1992 si spacca tutto. Mentre l'economia diventa atlantica, l'uomo resta mediterraneo. E quindi smette di produrre e inizia a vivere di rendita, di turismo, di sussidi. Se prendiamo dei personaggi a caso, possiamo fare dei profili culturali e psicologici e guardarci allo specchio. Mussolini, ad esempio, è il prototipo della mentalità mediterranea. Romagnolo, socialista, poi affascinato dall'Impero. L'idea stessa di Stato corporativo è mediterranea: non il mercato che regola, ma le corporazioni, i mestieri, le famiglie di mestiere che si mettono d'accordo sotto un padre. L'IRI nasce con lui nel 1933, per salvare le banche, non per liberismo. E la politica estera è tutta Mare Nostrum: Libia, Balcani, Etiopia. Vuole il petrolio, non l'Atlantico. Gramsci è sardo, mediterraneo per eccellenza. Il suo comunismo non è quello di Lenin con la fabbrica. È quello dei contadini meridionali, del folklore, del senso comune. L'egemonia non è prendere il Palazzo d'Inverno, è conquistare la chiesa del paese, la scuola, il bar. Il Quaderno sul Mezzogiorno è il manifesto del comunismo mediterraneo: alleanza tra operai del Nord e contadini del Sud, non dittatura del proletariato. Del Noce, filosofo torinese ma molisano d'anima, cattolico, ma il suo cattolicesimo è agostiniano, non tomista, dice una cosa che spiega tutto: il fascismo e il comunismo in Italia non sono parentesi, sono conseguenze del Risorgimento incompiuto. L'Italia non ha mai avuto una rivoluzione protestante, è rimasta cattolica e comunitaria. Per questo sia Mussolini che Gramsci sono possibili solo qui. Fanfani, aretino, il suo piano INA-Casa è mediterraneo puro: non dare soldi, dare una casa dove mettere la famiglia. La sua idea di DC non è partito liberale, è ordine francescano: i laureati cattolici che vanno a gestire l'IRI come monaci che gestiscono un monastero. Andreotti è il più mediterraneo di tutti dopo Mussolini, ma in versione romana. Andreotti non ha idee, ha relazioni. Il potere non è programma, è rubrica telefonica. Sa chi è il cugino di chi, chi ha sposato chi, chi deve un favore a chi. Governa l'Italia per 40 anni senza mai vincere un'idea, solo tenendo insieme i pezzi. È il capobastone del porto. Berlinguer è sardo come Gramsci, cattolico come Fanfani. La sua austerità non è protestante. È francescana. Quando dice "siamo una società che spreca", non sta parlando da banchiere centrale. Sta parlando da prete di Barbagia che vede i pastori che comprano la Fiat 128 a rate. La questione morale è mediterranea: il politico deve essere come il prete, povero. Perché risultano essere tutti mediterranei? Perché nessuno di loro crede davvero nel mercato autoregolato o nello Stato procedurale atlantico. Tutti credono che l'economia sia politica, che la politica sia relazione personale, che il capo debba essere visto e toccato. La rottura atlantica arriva dopo di loro, con la generazione di Andreatta, Prodi, Ciampi, Draghi: gente che non ha più il paese, la sezione, la parrocchia, ma ha l'università americana, il master, la Banca Centrale al posto della Cassa rurale. Non esiste un'Europa. Esistono due Europe, due universi quasi opposti, due civiltà inconciliabili: una mediterranea che vive di comunità, di relazione e di padre, e una atlantica che vive di contratto, di procedure e di mercato. L'errore storico è stato credere che la seconda potesse governare la prima senza distruggerla
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Ma ho anche dei difetti.
Replying to @Gitro77
Socialista, patriota e anti europeista.....
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Il ripasso necessario del giorno
Negli articoli 1, 2, 3, 4, 35, 36, 38. Articolo 1 "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro". Articolo 2 "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale". Articolo 3 "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". Articolo 4 "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto". Articolo 35 "La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni". Articolo 36 "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa". Articolo 38 "Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale".
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L'ITALIA TRADITA: QUANDO I PURITANI HANNO CONSEGNATO IL MEDITERRANEO ALLA GRANDE FINANZA di Francesco Petrone Esiste un profilo psicologico e culturale dell'uomo mediterraneo. È la distinzione più antica della geopolitica italiana, viene dallo storico francese Fernand Braudel e poi da Carl Schmitt. L'uomo mediterraneo vive di contrattazione, di porto, di trattativa. Da Venezia a Napoli a Palermo, la ricchezza è fare da intermediario tra Oriente e Occidente. Il suo è un tempo ciclico perché legato all'agricoltura, alle stagioni, alla raccolta, al riposo. Non vive un tempo lineare. È un uomo con una cultura fortemente comunitaria. Ha molto spiccato il senso della famiglia, addirittura come clan, paese, clientela, campanile. Non è un individuo. La fiducia non è riposta nel contratto, ma nella persona. Apparteneva a quella cultura della stretta di mano, a un'economia di relazione che dà credito perché c'è un legame, non per il rating. Non per nulla antiche divinità come Mitra e Marduk erano detti gli dei della stretta di mano. Anche il potere è personalistico. Il capo è padre. Alcuni politici italiani hanno rispecchiato questo tipo umano: Mattei, Fanfani, Moro, anche Berlinguer, inconsapevolmente, erano prototipi di questa umanità. Devono vedere, toccare, distribuire. IRI, Cassa del Mezzogiorno, ENI sono stati gli strumenti caratteristici di questa cultura mediterranea in cui il centro distribuisce alla periferia per tenerla legata. Come la religione, che sia cattolica, ortodossa o islamica. È incarnata. Dio si fa pane, si fa festa di paese. Non è astratto. I liberi Comuni e le Signorie sono la prima forma compiuta di questo modello. Il Comune medievale non è lo Stato moderno atlantico, astratto e procedurale. È una famiglia allargata: arti, corporazioni, contrade, famiglie che si giurano fedeltà. La ricchezza non viene dalla fabbrica anonima, ma dalla bottega, dal porto, dalla banca di famiglia. La Signoria poi è l'evoluzione naturale: quando il Comune non regge più le faide, non chiama una costituzione, chiama un padre come i Medici a Firenze, gli Sforza a Milano, gli Este a Ferrara, i Malatesta a Rimini. Un uomo che tiene insieme con la relazione, non con la norma. È lo stesso schema di Mattei e di Andreotti, mille anni dopo. Per questo l'Italia dal 1945 al 1975 rispecchia un'anima mediterranea. Anche nella cultura comunista, è mediterranea: con Gramsci, Togliatti, Berlinguer, tutti pensano a un comunismo di comunità, di sezione, di festa dell'Unità. È l'esatto contrario dell'uomo atlantico, proiettato verso la lontananza, verso il rischio, come in Inghilterra, Olanda, USA. Il loro tempo è lineare, progressivo. Ritengono il futuro sempre migliore del passato. Produrre, investire, crescere all'infinito. Il tipo di uomo è individualista e protestante. Contratto, non relazione. La fiducia è nel sistema, non nella persona. Rating, borsa, tribunale. Non occorre la conoscenza diretta. Il potere è anonimo, procedurale. Non un padre, ma la regola. Banca Centrale indipendente, mercato, Commissione Europea. Non occorre vedere il capo, ma rispettare la procedura. La morale è protestante, calvinista. Dio è lontano, è norma. La ricchezza è segno di elezione, la povertà è colpa. Quando Andreatta compie con Ciampi il divorzio dalla Banca d'Italia, quando Prodi smonta l'IRI, quando Ciampi entra nello SME, stanno facendo una mutazione antropologica e culturale. Stanno convertendo l'Italia da paese mediterraneo a paese atlantico. Da economia di relazione a economia di contratto. Da famiglia-impresa a S.p.A. quotata. Da energia negoziata con Gheddafi a energia comprata sul mercato spot olandese. Da lira che si svaluta per aiutare l'esportatore a euro forte che premia il rentier. Il problema consiste nel fatto che l'italiano medio è mediterraneo. Sa lavorare benissimo in un sistema di relazioni, di fiducia personale, di piccola impresa, di flessibilità. Non sa lavorare in un sistema atlantico di grandi corporation anonime, di finanza, di procedure. Per questa ragione dopo il 1992 si spacca tutto. Mentre l'economia diventa atlantica, l'uomo resta mediterraneo. E quindi smette di produrre e inizia a vivere di rendita, di turismo, di sussidi. Se prendiamo dei personaggi a caso, possiamo fare dei profili culturali e psicologici e guardarci allo specchio. Mussolini, ad esempio, è il prototipo della mentalità mediterranea. Romagnolo, socialista, poi affascinato dall'Impero. L'idea stessa di Stato corporativo è mediterranea: non il mercato che regola, ma le corporazioni, i mestieri, le famiglie di mestiere che si mettono d'accordo sotto un padre. L'IRI nasce con lui nel 1933, per salvare le banche, non per liberismo. E la politica estera è tutta Mare Nostrum: Libia, Balcani, Etiopia. Vuole il petrolio, non l'Atlantico. Gramsci è sardo, mediterraneo per eccellenza. Il suo comunismo non è quello di Lenin con la fabbrica. È quello dei contadini meridionali, del folklore, del senso comune. L'egemonia non è prendere il Palazzo d'Inverno, è conquistare la chiesa del paese, la scuola, il bar. Il Quaderno sul Mezzogiorno è il manifesto del comunismo mediterraneo: alleanza tra operai del Nord e contadini del Sud, non dittatura del proletariato. Del Noce, filosofo torinese ma molisano d'anima, cattolico, ma il suo cattolicesimo è agostiniano, non tomista, dice una cosa che spiega tutto: il fascismo e il comunismo in Italia non sono parentesi, sono conseguenze del Risorgimento incompiuto. L'Italia non ha mai avuto una rivoluzione protestante, è rimasta cattolica e comunitaria. Per questo sia Mussolini che Gramsci sono possibili solo qui. Fanfani, aretino, il suo piano INA-Casa è mediterraneo puro: non dare soldi, dare una casa dove mettere la famiglia. La sua idea di DC non è partito liberale, è ordine francescano: i laureati cattolici che vanno a gestire l'IRI come monaci che gestiscono un monastero. Andreotti è il più mediterraneo di tutti dopo Mussolini, ma in versione romana. Andreotti non ha idee, ha relazioni. Il potere non è programma, è rubrica telefonica. Sa chi è il cugino di chi, chi ha sposato chi, chi deve un favore a chi. Governa l'Italia per 40 anni senza mai vincere un'idea, solo tenendo insieme i pezzi. È il capobastone del porto. Berlinguer è sardo come Gramsci, cattolico come Fanfani. La sua austerità non è protestante. È francescana. Quando dice "siamo una società che spreca", non sta parlando da banchiere centrale. Sta parlando da prete di Barbagia che vede i pastori che comprano la Fiat 128 a rate. La questione morale è mediterranea: il politico deve essere come il prete, povero. Perché risultano essere tutti mediterranei? Perché nessuno di loro crede davvero nel mercato autoregolato o nello Stato procedurale atlantico. Tutti credono che l'economia sia politica, che la politica sia relazione personale, che il capo debba essere visto e toccato. La rottura atlantica arriva dopo di loro, con la generazione di Andreatta, Prodi, Ciampi, Draghi: gente che non ha più il paese, la sezione, la parrocchia, ma ha l'università americana, il master, la Banca Centrale al posto della Cassa rurale. Non esiste un'Europa. Esistono due Europe, due universi quasi opposti, due civiltà inconciliabili: una mediterranea che vive di comunità, di relazione e di padre, e una atlantica che vive di contratto, di procedure e di mercato. L'errore storico è stato credere che la seconda potesse governare la prima senza distruggerla
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Negli articoli 1, 2, 3, 4, 35, 36, 38. Articolo 1 "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro". Articolo 2 "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale". Articolo 3 "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". Articolo 4 "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto". Articolo 35 "La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni". Articolo 36 "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa". Articolo 38 "Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale".
Replying to @Gitro77
Domanda disinteressata: in quale articolo la Costituzione sancisce il diritto per ogni cittadino italiano di avere un lavoro?
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Ferrari apre il suo osceno monologo con il santino di Marchionne. Quello che avrebbe «salvato» la Fiat portando i dipendenti italiani da 120.000 a 29.000, smantellando la più grande industria nazionale, delocalizzando produzione e sedi societarie e peggiorando le condizioni dei lavoratori. Un capolavoro: profitti per gli azionisti, desertificazione industriale per il Paese. È la lotta di classe condotta dal capitale, raccontata come una favola edificante. Poi arriva il delirio ideologico: i diritti non esistono perché qualcuno dovrebbe avere il dovere di garantirli. Esatto, Ferrari. È precisamente il principio su cui si fonda la Costituzione italiana. Il diritto al lavoro, alla salute, all'istruzione, a un'esistenza libera e dignitosa non sono premi di produttività. Sono diritti fondamentali che la Repubblica ha il dovere di rendere effettivi, rimuovendo gli ostacoli economici e sociali che ne impediscono l'esercizio. «Se non servi, se non produci, se non vali, nessuno ti deve niente». Eccola, finalmente, l'essenza di questa visione disumana: il valore di un essere umano ridotto alla sua redditività per il capitale. Il disoccupato, il malato, l'anziano, il disabile, il bambino: se non producono abbastanza, non meritano niente. Non è economia. È darwinismo sociale nella sua forma più brutale. E naturalmente non poteva mancare il solito miserabile trucco della guerra tra poveri: il camionista contrapposto a chi rivendica diritti. Come se il camionista non avesse bisogno di salari dignitosi, tutele, sanità pubblica, infrastrutture costruite dallo Stato e politiche energetiche che garantiscano carburanti accessibili. Come se il suo lavoro fosse possibile senza quella collettività che Ferrari vorrebbe cancellare. Il punto è che senza diritti non esistono nemmeno doveri reciproci. Esiste soltanto la legge del più forte, la giungla in cui chi possiede tutto comanda e chi non possiede nulla deve soltanto obbedire. Ferrari dovrebbe però ripassare un po' di storia. Perché quando ai cittadini venivano negati tutti i diritti e imposti soltanto doveri, ogni tanto succedeva che smettessero di obbedire. E qualcuno finiva per perdere la testa. Letteralmente.
Bellissimo monologo di Fabio Ferrari a Filorosso: “Moriremo di diritti” #filorosso #Ferrari #maranza #immigrazione #sciopero #Milano #Milan #Italia #Italy #diritti #carovita #criminali
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Gilberto Trombetta retweeted
The “Russia is waging a hybrid war on Europe” narrative clearly serves a variety of interests. For starters, it helps governments maintain support for an increasingly unpopular war in Ukraine and for a continental rearmament campaign that will require painful cuts to spending on other sectors. As a report by the Latvian Institute of International Affairs put it, the “nebulous tagline” of hybrid warfare would appear to be driven “by the need to goose flagging defense budgets and waning NATO cohesion.” It has worked: the drone panic has led to increased counter-drone spending at both the EU and NATO levels. Meanwhile, intelligence services have invoked the threat of sabotage to gain broader powers. The specter of “Russian interference” also offers a broader authoritarian dividend, justifying everything from online censorship to the repression of dissent to election management — most egregiously in Romania, where an entire election was annulled because of an alleged Russian disinformation campaign for which no evidence of Russian involvement was ever provided. More recently, British Prime Minister Andy Burnham, amid a push for greater EU ties, said it was “clear” that Russia interfered in the Brexit referendum, without providing any evidence, even though several investigations have found little or no evidence to support this claim. One may conclude that, to the extent that a “hybrid war” is being waged against Europe, it is being waged by the EU-NATO establishment itself against its own population, in the form of a prolonged campaign of psychological warfare aimed at inflating the Russian threat. Read the article here: responsiblestatecraft.org/hy…
These days, barely a week goes by in Europe without a drone sighting, a fire or a power outage being blamed on Russia. We’re told that these incidents are all part of a relentless, and escalating, “hybrid war” that Moscow is waging against the continent. But does the evidence support Western claims that Russia is engaged in a systematic hybrid war against Europe? As I argue in my first piece for @RStatecraft, not really. Most claims of Russian involvement turned out to be establishment-amplified speculation that collapsed under basic scrutiny. In many cases, there is no evidence the incidents themselves actually even happened (drones supposedly swarming European airports, etc.). So is this just a case of collective panic fuelled by click-addicted media? Or, given that the claims of a Russian “hybrid war” against Europe appear to rest on little more than propaganda, is there a concerted effort by the EU-NATO establishment to condition citizens to believe that Europe is under attack from Russia? In Italy, the expression “strategy of tension” evokes a dark period, from the late 60s to the early 80s, in which intelligence services and secret paramilitary networks operating under NATO auspices inflated the terrorist threat to frighten the electorate, including by engaging in terrorist acts that in some cases were then blamed on the left. European leaders should be wary of reviving such a strategy. Read the article here: responsiblestatecraft.org/hy…
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Se vi va, ci vediamo stasera alle 21 in diretta su Onda Metis nella trasmissione Pane e Capitale. Il tema della puntata sarà "La stangata del carburante e la svendita del legame sociale: l'economia che erode la comunità". youtube.com/watch?v=P-MViXGR…
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Da abolire la riforma Fornero ad aumentare invece l'età pensionabile e abbassare le pensioni è un attimo.
ANSA — Dal 2027 l’età pensionabile in Italia aumenterà di un mese, mentre gli assegni calcolati con il sistema contributivo saranno più bassi a parità di contributi ed età di uscita, per effetto della revisione biennale dei coefficienti di trasformazione. A 67 anni il coefficiente scenderà dal 5,575% al 5,514%, mentre a 68 anni passerà dal 5,753% al 5,707%. Più si ritarda il pensionamento, più alto è il coefficiente, sebbene i nuovi valori siano inferiori a quelli attuali
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Gilberto Trombetta retweeted
youtube.com/watch?v=SEEvftvy… Questa sera con @Gitro77 si parla degli scontri in Francia e nelle città Italiane e di economia Su Vaso di Pandora
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Nelle sommosse che stanno colpendo vari Paesi europei convivono molte problematiche (impoverimento, disuguaglianze, immigrazione) causate o aggravate dalla UE. Di questo e di altro abbiamo parlato con Fabio Lugano di ScenariEconomici su @vasodipandora20. youtu.be/SEEvftvy10Y?is=j7b9…
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Come mostra perfettamente il grafico, i due picchi inflazionistici a cavallo tra gli anni 70 e 80 furuno causati dai due shock petroliferi (1973 guerra del Kippur e rivoluzione iraniania-Guerra Iran/Iraq 1979-80). Passate le due crisi, l'inflazione iniziò a scendere molto prima del taglio della scala mobile del 1984 (decreto San Valentino). Non c'è mai stata nessuna spirale prezzi-salari.
Replying to @m4gny @Gitro77
Appunto: è uno shock energetico, non un'inflazione diffusa. Ma con la scala mobile piena l'Italia arrivò al 21,2% nel 1980, e ne uscì solo dopo il taglio del 1984. Agganciare i salari al prezzo del gas trasforma un rincaro in una spirale. Si indicizza la febbre, non la si cura.
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Non è vero ovviamente che l'indicizzazione dei salari causa l'inflazione. Quando venne introdotta in Italia per la prima volta la scala mobile (1947), l'allora presidente di Confindustria, Angelo Costa, la salutò infatti come una misura decisiva contro l'inflazione. Perché? Perché come ha spiegato il professor Domenico Mario Nuti* "in periodi di rapida inflazione, in particolare di inflazione in accelerazione, l'indicizzazione salariale disinnesca le aspettative inflazionistiche e consente la negoziazione di un salario nominale inferiore a quello che dovrebbe essere fissato se non ci fosse protezione dall'inflazione futura". *dmarionuti.blogspot.com/2010… [fonti originali citate nel post sull'indicizzazione dei salari di Alberto Bagnai del giugno 2022 goofynomics.blogspot.com/202…]
Replying to @Gitro77
La scala mobile non cura il carovita: lo rende ereditario. A settembre l'inflazione è al 4,2%, quella di fondo all'1,6%: corre l'energia, +22,6% (Istat). Indicizzare i salari fa del rincaro una spirale. Già visto: i salari inseguivano i prezzi, e i prezzi vincevano sempre.
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L'importazione massiccia di nuovi schiavi (mano d'opera alloctona non qualificata per comprimere i salari) non poteva che gettare benzina sul fuoco del conflitto sociale che covava sotto le ceneri dopo più di 30 anni di lenta macelleria sociale (deflazione salariale, aumento della povertà, aumento del precariato, concentrazione progressiva della ricchezza, aumento delle disuguaglianze) aggiungendo una componente etnico-culturale che ha ulteriormente minato la già parcellizzata coesione sociale. Un suicidio annunciato che rinforza la falsa dicotomia destra-sinistra.
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Il problema del carovita non è l'impatto sui bonus fiscali, ma sui salari. Perché l'inflazione in assenza di meccanismi automatici di adeguamento degli stipendi (come la scala mobile) si traduce nel crollo dei salari reali. Soprattutto nelle fasce medie (-13% dal 1990) e basse (-41%) che sono quelle più colpite dagli aumenti di energia, generi alimentari e spese per la casa.
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