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Le idee possono essere giuste o sbagliate poco importa chi le sostiene....

Napoli, Italia
Joined December 2010
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#6novembre ARRESTATEMI! Nel mio lungo peregrinare per chiedere la celebrazione di un giusto processo per l’omicidio di mio figlio Giovanni, al termine degli incontri avvenuti, tra gli altri, con la Consigliera per gli Affari Interni del Presidente della Repubblica, con il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, con il Capo di Gabinetto della Ministra della Giustizia, ecc. ecc., mi sono sempre congedato dicendo che, per questa vicenda, sono disposto anche ad andare in carcere. C’è chi va in carcere perché ha commesso un crimine orribile; io andrò in carcere perché ho cercato di difendere mio figlio, perché ho cercato di far emergere la verità sulla sua morte e di ottenere giustizia per la sua morte. E così almeno avrò la possibilità di parlare con un magistrato, visto che da sette anni chiedo in tutti i modi di poter parlare con un magistrato, ma nessuno mi risponde e nessuno mi riceve. Ed allora vi chiedo in ginocchio di arrestarmi. ... #verità #giustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli #magistratura #magistrati #procuradellarepubblica #presidentedellarepubblica #ministrodellagiustizia #csm #anm
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#Garlasco IO ASPETTO. E CONTINUERÒ AD ASPETTARE, FINCHÉ NON AVRÒ RISPOSTE. Sono sette anni che aspetto di conoscere la verità sulla morte di mio figlio Giovanni. Sette anni durante i quali ho presentato istanze, rivolto richieste e bussato alle porte di tutte le istituzioni, in ogni sede possibile. Ho cercato risposte ovunque, senza risparmiarmi, senza arrendermi, senza mai smettere di chiedere che venga fatta piena luce su quanto accaduto. Quello che vedete sui social è soltanto la punta di un iceberg. Dietro ogni mia dichiarazione, dietro ogni appello pubblico, ci sono anni di documenti, richieste, segnalazioni e tentativi di ottenere ascolto dalle istituzioni. Eppure, dopo sette anni, sono ancora qui. A fare domande. Ad aspettare risposte. A chiedere verità e giustizia per un ragazzo innocente di appena 22 anni. Una morte sulla quale restano interrogativi gravissimi e circostanze che meritano ancora di essere chiarite. Una vicenda nella quale, secondo quanto ho denunciato in questi anni, emergono responsabilità e coinvolgimenti che non possono essere ignorati, anche quando riguardano ambienti e personaggi di grande potere e influenza. Una vicenda che getta un'ombra pesantissima sull'operato della Federazione Ciclistica Italiana e sull'operato di alcuni magistrati della Procura della Repubblica di Alessandria. Io contesto il modo in cui è stata archiviata questa vicenda. Ritengo che siano rimaste questioni fondamentali senza risposta e che a mio figlio non sia stata garantita quella possibilità di verità e giustizia che ogni giovane di 22 anni avrebbe meritato. Non sto chiedendo privilegi.
Non sto chiedendo favori.
Non sto chiedendo vendette. STO CHIEDENDO LA VERITÀ SULLA MORTE DI MIO FIGLIO. E continuerò a farlo. Perché Giovanni non era un fascicolo da archiviare.
Non era una pratica scomoda ed imbarazzante.
Non era un nome da dimenticare. Giovanni era mio figlio. Aveva 22 anni. Aveva una vita davanti. E un padre non smette di cercare la verità. Mai. SETTE ANNI SONO PASSATI.
MA LA MIA RICHIESTA DI VERITÀ È ANCORA QUI. PER GIOVANNI. FINO ALL'ULTIMO GIORNO. #verita’ #giustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli #7anni #mattarella #nordio #csm #anm #magistratura #magistrati #procuradellarepubblica
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#4novembre VERGOGNA D’ITALIA A poco più di 100 metri dal traguardo di una corsa ciclistica muore mio figlio Giovanni Iannelli, di soli 22 anni. Nella società organizzatrice figurano come vicepresidenti Pierino Cereda, sindaco di Guazzora (AL), e Piero Angelo Cisi, vicesindaco di Alzano Scrivia (AL), che ai giornali dichiara 180 metri di transenne, mentre in realtà sono meno di 50. Consigliere della società è Adolfo Guagnini, sindaco di Alzano Scrivia (AL), che sovrintende all’installazione delle transenne, meno della metà del minimo previsto dai regolamenti. Sono coinvolti anche il sindaco di Molino dei Torti, il presidente della Provincia di Alessandria e altre autorità. La corsa parte, transita e arriva proprio davanti al municipio, sotto il balcone del sindaco. Dopo la morte di Giovanni, non viene più disputata. Il padrino della manifestazione è il Professor Renato Balduzzi, cittadino onorario di Molino dei Torti, già ministro della Salute, componente del CSM, professore universitario e collega e collaboratore di Marta Cartabia. Quel giorno è presente anche il NAS dei Carabinieri, con il comandante Colonnello Biagio Fabrizio Carillo. Eppure i Carabinieri di Castelnuovo Scrivia non effettuano rilievi stradali, non scattano fotografie, non ascoltano le decine di testimoni presenti né gli altri corridori coinvolti nella caduta. Ascoltano soltanto la testimone falsa Giulia Fassina, componente del collegio di giuria. Il presidente del collegio di giuria, Luca Botta, con Giovanni morto sull’asfalto, comunica: “nulla da segnalare”. Il giudice sportivo del Piemonte omologa la gara senza adottare provvedimenti. Il presidente della società organizzatrice, Ennio Ferrari, dichiara di non essersi mai preoccupato della sicurezza dell’ultimo chilometro. Il programma di gara viene approvato senza gli obbligatori documenti sulla sicurezza, che successivamente compaiono tramite l’avvocato Gaia Campus di Roma, componente della Commissione Nazionale Elettorale della Federciclismo. La Procura Federale della Federciclismo, guidata dall’avvocato Nicola Capozzoli, che collabora con la Procura di Alessandria, insabbia la vicenda. Roberto Sgalla, presidente della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della Federciclismo, funzionario della Polizia di Stato, direttore della Scuola di Polizia, prefetto a.r. e direttore del Centro Studi Americani, è consulente della Procura Federale e successivamente del PM di Alessandria Andrea Trucano. Roberto Sgalla fa pressioni e tenta di condizionare il giudizio della Corte Sportiva di Appello e, durante l’incarico, commette reati per i quali non viene perseguito. All’esito di quella perizia piena di falsità, viene archiviato il procedimento penale relativo alla morte di Giovanni. La Procura della Repubblica di Alessandria, capeggiata da Enrico Cieri, archivia così la morte di un ragazzo innocente di 22 anni, senza celebrare un processo nel quale accertare pienamente la verità e assicurare giustizia. Giovanni non può più parlare. Io continuo a farlo per lui. GIUSTIZIA PER GIOVANNI. SICUREZZA PER TUTTI. #VergognaDItalia #Mattarella #Quirinale #Nordio #MinGiustizia #CSM #ANM #Magistratura #Magistrati #Verità #Giustizia #VeritàEGiustiziaPerGiovanniIannelli Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚
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VERGOGNA D’ITALIA A poco più di 100 metri dal traguardo di una corsa ciclistica muore mio figlio Giovanni Iannelli, di soli 22 anni. Nella società organizzatrice figurano come vicepresidenti Pierino Cereda, sindaco di Guazzora (AL), e Piero Angelo Cisi, vicesindaco di Alzano Scrivia (AL), che ai giornali dichiara 180 metri di transenne, mentre in realtà sono meno di 50. Consigliere della società è Adolfo Guagnini, sindaco di Alzano Scrivia (AL), che sovrintende all’installazione delle transenne, meno della metà del minimo previsto dai regolamenti. Sono coinvolti anche il sindaco di Molino dei Torti, il presidente della Provincia di Alessandria e altre autorità. La corsa parte, transita e arriva proprio davanti al municipio, sotto il balcone del sindaco. Dopo la morte di Giovanni, non viene più disputata. Il padrino della manifestazione è il Professor Renato Balduzzi, cittadino onorario di Molino dei Torti, già ministro della Salute, componente del CSM, professore universitario e collega e collaboratore di Marta Cartabia. Quel giorno è presente anche il NAS dei Carabinieri, con il comandante Colonnello Biagio Fabrizio Carillo. Eppure i Carabinieri di Castelnuovo Scrivia non effettuano rilievi stradali, non scattano fotografie, non ascoltano le decine di testimoni presenti né gli altri corridori coinvolti nella caduta. Ascoltano soltanto la testimone falsa Giulia Fassina, componente del collegio di giuria. Il presidente del collegio di giuria, Luca Botta, con Giovanni morto sull’asfalto, comunica: “nulla da segnalare”. Il giudice sportivo del Piemonte omologa la gara senza adottare provvedimenti. Il presidente della società organizzatrice, Ennio Ferrari, dichiara di non essersi mai preoccupato della sicurezza dell’ultimo chilometro. Il programma di gara viene approvato senza gli obbligatori documenti sulla sicurezza, che successivamente compaiono tramite l’avvocato Gaia Campus di Roma, componente della Commissione Nazionale Elettorale della Federciclismo. La Procura Federale della Federciclismo, guidata dall’avvocato Nicola Capozzoli, che collabora con la Procura di Alessandria, insabbia la vicenda. Roberto Sgalla, presidente della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della Federciclismo, funzionario della Polizia di Stato, direttore della Scuola di Polizia, prefetto a.r. e direttore del Centro Studi Americani, è consulente della Procura Federale e successivamente del PM di Alessandria Andrea Trucano. Roberto Sgalla fa pressioni e tenta di condizionare il giudizio della Corte Sportiva di Appello e, durante l’incarico, commette reati per i quali non viene perseguito. All’esito di quella perizia piena di falsità, viene archiviato il procedimento penale relativo alla morte di Giovanni. La Procura della Repubblica di Alessandria, capeggiata da Enrico Cieri, archivia così la morte di un ragazzo innocente di 22 anni, senza celebrare un processo nel quale accertare pienamente la verità e assicurare giustizia. Giovanni non può più parlare. Io continuo a farlo per lui. GIUSTIZIA PER GIOVANNI. SICUREZZA PER TUTTI. #VergognaDItalia #Mattarella #Quirinale #Nordio #MinGiustizia #CSM #ANM #Magistratura #Magistrati #Verità #Giustizia #VeritàEGiustiziaPerGiovanniIannelli Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚
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#garlasco VERGOGNA D’ITALIA A poco più di 100 metri dal traguardo di una corsa ciclistica muore mio figlio Giovanni Iannelli, di soli 22 anni. Nella società organizzatrice figurano come vicepresidenti Pierino Cereda, sindaco di Guazzora (AL), e Piero Angelo Cisi, vicesindaco di Alzano Scrivia (AL), che ai giornali dichiara 180 metri di transenne, mentre in realtà sono meno di 50. Consigliere della società è Adolfo Guagnini, sindaco di Alzano Scrivia (AL), che sovrintende all’installazione delle transenne, meno della metà del minimo previsto dai regolamenti. Sono coinvolti anche il sindaco di Molino dei Torti, il presidente della Provincia di Alessandria e altre autorità. La corsa parte, transita e arriva proprio davanti al municipio, sotto il balcone del sindaco. Dopo la morte di Giovanni, non viene più disputata. Il padrino della manifestazione è il Professor Renato Balduzzi, cittadino onorario di Molino dei Torti, già ministro della Salute, componente del CSM, professore universitario e collega e collaboratore di Marta Cartabia. Quel giorno è presente anche il NAS dei Carabinieri, con il comandante Colonnello Biagio Fabrizio Carillo. Eppure i Carabinieri di Castelnuovo Scrivia non effettuano rilievi stradali, non scattano fotografie, non ascoltano le decine di testimoni presenti né gli altri corridori coinvolti nella caduta. Ascoltano soltanto la testimone falsa Giulia Fassina, componente del collegio di giuria. Il presidente del collegio di giuria, Luca Botta, con Giovanni morto sull’asfalto, comunica: “nulla da segnalare”. Il giudice sportivo del Piemonte omologa la gara senza adottare provvedimenti. Il presidente della società organizzatrice, Ennio Ferrari, dichiara di non essersi mai preoccupato della sicurezza dell’ultimo chilometro. Il programma di gara viene approvato senza gli obbligatori documenti sulla sicurezza, che successivamente compaiono tramite l’avvocato Gaia Campus di Roma, componente della Commissione Nazionale Elettorale della Federciclismo. La Procura Federale della Federciclismo, guidata dall’avvocato Nicola Capozzoli, che collabora con la Procura di Alessandria, insabbia la vicenda. Roberto Sgalla, presidente della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della Federciclismo, funzionario della Polizia di Stato, direttore della Scuola di Polizia, prefetto a.r. e direttore del Centro Studi Americani, è consulente della Procura Federale e successivamente del PM di Alessandria Andrea Trucano. Roberto Sgalla fa pressioni e tenta di condizionare il giudizio della Corte Sportiva di Appello e, durante l’incarico, commette reati per i quali non viene perseguito. All’esito di quella perizia piena di falsità, viene archiviato il procedimento penale relativo alla morte di Giovanni. La Procura della Repubblica di Alessandria, capeggiata da Enrico Cieri, archivia così la morte di un ragazzo innocente di 22 anni, senza celebrare un processo nel quale accertare pienamente la verità e assicurare giustizia. Giovanni non può più parlare. Io continuo a farlo per lui. GIUSTIZIA PER GIOVANNI. SICUREZZA PER TUTTI. #VergognaDItalia #Mattarella #Quirinale #Nordio #MinGiustizia #CSM #ANM #Magistratura #Magistrati #Verità #Giustizia #VeritàEGiustiziaPerGiovanniIannelli Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚
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#28ottobre VERGOGNA D’ITALIA A poco più di 100 metri dal traguardo di una corsa ciclistica muore mio figlio Giovanni Iannelli, di soli 22 anni. Nella società organizzatrice figurano come vicepresidenti Pierino Cereda, sindaco di Guazzora (AL), e Piero Angelo Cisi, vicesindaco di Alzano Scrivia (AL), che ai giornali dichiara 180 metri di transenne, mentre in realtà sono meno di 50. Consigliere della società è Adolfo Guagnini, sindaco di Alzano Scrivia (AL), che sovrintende all’installazione delle transenne, meno della metà del minimo previsto dai regolamenti. Sono coinvolti anche il sindaco di Molino dei Torti, il presidente della Provincia di Alessandria e altre autorità. La corsa parte, transita e arriva proprio davanti al municipio, sotto il balcone del sindaco. Dopo la morte di Giovanni, non viene più disputata. Il padrino della manifestazione è il Professor Renato Balduzzi, cittadino onorario di Molino dei Torti, già ministro della Salute, componente del CSM, professore universitario e collega e collaboratore di Marta Cartabia. Quel giorno è presente anche il NAS dei Carabinieri, con il comandante Colonnello Biagio Fabrizio Carillo. Eppure i Carabinieri di Castelnuovo Scrivia non effettuano rilievi stradali, non scattano fotografie, non ascoltano le decine di testimoni presenti né gli altri corridori coinvolti nella caduta. Ascoltano soltanto la testimone falsa Giulia Fassina, componente del collegio di giuria. Il presidente del collegio di giuria, Luca Botta, con Giovanni morto sull’asfalto, comunica: “nulla da segnalare”. Il giudice sportivo del Piemonte omologa la gara senza adottare provvedimenti. Il presidente della società organizzatrice, Ennio Ferrari, dichiara di non essersi mai preoccupato della sicurezza dell’ultimo chilometro. Il programma di gara viene approvato senza gli obbligatori documenti sulla sicurezza, che successivamente compaiono tramite l’avvocato Gaia Campus di Roma, componente della Commissione Nazionale Elettorale della Federciclismo. La Procura Federale della Federciclismo, guidata dall’avvocato Nicola Capozzoli, che collabora con la Procura di Alessandria, insabbia la vicenda. Roberto Sgalla, presidente della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della Federciclismo, funzionario della Polizia di Stato, direttore della Scuola di Polizia, prefetto a.r. e direttore del Centro Studi Americani, è consulente della Procura Federale e successivamente del PM di Alessandria Andrea Trucano. Roberto Sgalla fa pressioni e tenta di condizionare il giudizio della Corte Sportiva di Appello e, durante l’incarico, commette reati per i quali non viene perseguito. All’esito di quella perizia piena di falsità, viene archiviato il procedimento penale relativo alla morte di Giovanni. La Procura della Repubblica di Alessandria, capeggiata da Enrico Cieri, archivia così la morte di un ragazzo innocente di 22 anni, senza celebrare un processo nel quale accertare pienamente la verità e assicurare giustizia. Giovanni non può più parlare. Io continuo a farlo per lui. GIUSTIZIA PER GIOVANNI. SICUREZZA PER TUTTI. #VergognaDItalia #Mattarella #Quirinale #Nordio #MinGiustizia #CSM #ANM #Magistratura #Magistrati #Verità #Giustizia #VeritàEGiustiziaPerGiovanniIannelli Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚
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VERGOGNA D’ITALIA A poco più di 100 metri dal traguardo di una corsa ciclistica muore mio figlio Giovanni Iannelli, di soli 22 anni. Nella società organizzatrice figurano come vicepresidenti Pierino Cereda, sindaco di Guazzora (AL), e Piero Angelo Cisi, vicesindaco di Alzano Scrivia (AL), che ai giornali dichiara 180 metri di transenne, mentre in realtà sono meno di 50. Consigliere della società è Adolfo Guagnini, sindaco di Alzano Scrivia (AL), che sovrintende all’installazione delle transenne, meno della metà del minimo previsto dai regolamenti. Sono coinvolti anche il sindaco di Molino dei Torti, il presidente della Provincia di Alessandria e altre autorità. La corsa parte, transita e arriva proprio davanti al municipio, sotto il balcone del sindaco. Dopo la morte di Giovanni, non viene più disputata. Il padrino della manifestazione è il Professor Renato Balduzzi, cittadino onorario di Molino dei Torti, già ministro della Salute, componente del CSM, professore universitario e collega e collaboratore di Marta Cartabia. Quel giorno è presente anche il NAS dei Carabinieri, con il comandante Colonnello Biagio Fabrizio Carillo. Eppure i Carabinieri di Castelnuovo Scrivia non effettuano rilievi stradali, non scattano fotografie, non ascoltano le decine di testimoni presenti né gli altri corridori coinvolti nella caduta. Ascoltano soltanto la testimone falsa Giulia Fassina, componente del collegio di giuria. Il presidente del collegio di giuria, Luca Botta, con Giovanni morto sull’asfalto, comunica: “nulla da segnalare”. Il giudice sportivo del Piemonte omologa la gara senza adottare provvedimenti. Il presidente della società organizzatrice, Ennio Ferrari, dichiara di non essersi mai preoccupato della sicurezza dell’ultimo chilometro. Il programma di gara viene approvato senza gli obbligatori documenti sulla sicurezza, che successivamente compaiono tramite l’avvocato Gaia Campus di Roma, componente della Commissione Nazionale Elettorale della Federciclismo. La Procura Federale della Federciclismo, guidata dall’avvocato Nicola Capozzoli, che collabora con la Procura di Alessandria, insabbia la vicenda. Roberto Sgalla, presidente della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della Federciclismo, funzionario della Polizia di Stato, direttore della Scuola di Polizia, prefetto a.r. e direttore del Centro Studi Americani, è consulente della Procura Federale e successivamente del PM di Alessandria Andrea Trucano. Roberto Sgalla fa pressioni e tenta di condizionare il giudizio della Corte Sportiva di Appello e, durante l’incarico, commette reati per i quali non viene perseguito. All’esito di quella perizia piena di falsità, viene archiviato il procedimento penale relativo alla morte di Giovanni. La Procura della Repubblica di Alessandria, capeggiata da Enrico Cieri, archivia così la morte di un ragazzo innocente di 22 anni, senza celebrare un processo nel quale accertare pienamente la verità e assicurare giustizia. Giovanni non può più parlare. Io continuo a farlo per lui. GIUSTIZIA PER GIOVANNI. SICUREZZA PER TUTTI. #VergognaDItalia #Mattarella #Quirinale #Nordio #MinGiustizia #CSM #ANM #Magistratura #Magistrati #Verità #Giustizia #VeritàEGiustiziaPerGiovanniIannelli Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚
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IO SONO CARLO, IL BABBO DI GIOVANNI. E CONTINUO A CHIEDERE VERITÀ E GIUSTIZIA PER LA MORTE DI MIO FIGLIO. Non sono soltanto un padre che ha perso un figlio. Sono un padre che, dopo aver perso la cosa più preziosa della propria vita, non può e non vuole arrendersi all'idea che sulla sua morte non venga fatta piena luce. CHIEDO VERITÀ. CHIEDO GIUSTIZIA. CHIEDO UN GIUSTO PROCESSO PENALE. Chiedo che venga celebrato un processo nel quale, nel pieno rispetto delle garanzie di tutte le parti, nel contraddittorio tra accusa e difesa, le prove possano essere esaminate, i fatti ricostruiti e le eventuali responsabilità accertate. Non chiedo scorciatoie. Non chiedo privilegi. Non chiedo una giustizia diversa da quella che spetta a ogni cittadino. Chiedo che la giustizia faccia davvero il suo corso. Perché la verità non può essere sostituita dai dubbi. Perché le domande di un padre non possono essere ignorate. Perché la vita di un ragazzo non può diventare soltanto una pratica da chiudere, un fascicolo da archiviare, una vicenda da dimenticare. Giovanni era mio figlio. Era un ragazzo con una vita davanti, sogni, speranze e un futuro che gli è stato strappato. Per me Giovanni non è un numero, non è una statistica, non è una pagina del passato. È mio figlio. È una vita che meritava di essere vissuta. È una verità che merita di essere cercata fino in fondo. E per questo continuerò a chiedere che sia fatta piena luce sulla sua morte, che siano accertati i fatti e che la giustizia possa essere il risultato di un processo vero, celebrato nel contraddittorio e fondato sulle prove. Perché non può esserci giustizia senza verità. E non può esserci pace quando restano domande senza risposta. LA MORTE DI UNA PERSONA NON SI ARCHIVIA NELLA COSCIENZA DI CHI RESTA. LA RICERCA DELLA VERITÀ NON SI ABBANDONA. LA GIUSTIZIA NON DEVE ESSERE SOLTANTO UNA PAROLA, MA UN DIRITTO CHE TROVA CONCRETA REALIZZAZIONE. Io sono Carlo, il babbo di Giovanni. E finché avrò voce, continuerò a chiedere verità e giustizia per mio figlio. PER GIOVANNI. PER LA VERITÀ. PER LA GIUSTIZIA. #VeritàPerGiovanni #GiustiziaPerGiovanni #GiovanniIannelli
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Spettacolo dato da @SalisIlaria. Direi che questo video deve girare e parecchio
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APPELLO AGLI ITALIANI PER GIOVANNI. PER LA VERITÀ. PER LA GIUSTIZIA. Sono Carlo Iannelli, il babbo di Giovanni. Mio figlio Giovanni aveva 22 anni quando, il 5 ottobre 2019, a Molino dei Torti, in provincia di Alessandria, ha perso la vita durante una gara ciclistica, a poco più di 100 metri dal traguardo, dopo aver urtato con la testa un ostacolo non protetto durante una volata finale di gruppo a oltre 60 km/h. Il procedimento penale è stato archiviato dalla Procura della Repubblica di Alessandria. In sede civile, invece, il Tribunale di Alessandria ha accertato responsabilità della Federazione Ciclistica Italiana, del presidente della società organizzatrice e del direttore di corsa. Dopo anni di battaglie, io continuo a chiedere una cosa sola. NON CHIEDO CONDANNE ANTICIPATE. NON CHIEDO VENDETTA. CHIEDO UN GIUSTO PROCESSO PENALE. Un processo nel quale le prove siano esaminate rigorosamente, le parti possano confrontarsi e ogni responsabilità penale sia accertata nel rispetto della legge e delle garanzie di tutti. Perché un processo non è una condanna. È la possibilità di accertare la verità. Giovanni non è soltanto un fascicolo. Era mio figlio, un ragazzo di 22 anni, con sogni, progetti e tutta una vita davanti. Lo devo a lui. Lo devo alla sua memoria. Lo devo a tutti i ragazzi che continuano a correre inseguendo un sogno. Quello che è successo a Giovanni potrebbe accadere a chiunque. Per questo la mia battaglia non riguarda soltanto la mia famiglia, ma tutti coloro che credono nella sicurezza, nella responsabilità e nella giustizia. Non chiedo una condanna. Chiedo che la giustizia possa fare il suo corso. Perché la verità merita di essere cercata fino in fondo, nel rispetto della legge e dei diritti di tutti. GIOVANNI È MIO FIGLIO, MA È ANCHE IL FIGLIO DI TUTTI. Aiutatemi a chiedere verità e giustizia per Giovanni. Grazie. Carlo Iannelli Babbo di Giovanni #verita #giustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli #sicurezza #magistratura
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•Alla cortese attenzione del Presidente della Repubblica Italiana e del Segretariato Generale del Quirinale •Al Ministro della Giustizia •Al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) •Alla Procura Generale della Repubblica competente per territorio •All'Associazione Nazionale Magistrati (ANM) •Agli Organi di Stampa, Testate Giornalistiche e Agenzie di Informazione Nazionale e Locale Oggetto: Lettera aperta e formale istanza per la verità, la giustizia e la sicurezza – In memoria di Giovanni Iannelli Con la presente lettera aperta, indirizzata alle massime cariche dello Stato, agli organi di controllo della magistratura e all'opinione pubblica, il sottoscritto intende denunciare pubblicamente e sottoporre a un rigoroso esame istituzionale le gravissime anomalie, omissioni e coperture che hanno caratterizzato la vicenda della tragica scomparsa di Giovanni Iannelli, giovane ciclista di soli 22 anni, deceduto a poco più di 100 metri dal traguardo di una corsa ciclistica. Giovanni non può più parlare. Io continuo, e continuerò, a farlo per lui. Per invocare giustizia, ma anche per pretendere che la sicurezza non sia mai più considerata un dettaglio opzionale nelle manifestazioni sportive. Si sottopongono all'attenzione pubblica e istituzionale i seguenti fatti: •La violazione palese dei regolamenti sulla sicurezza: A dispetto delle dichiarazioni fornite agli organi di stampa che parlavano di 180 metri di protezioni sul rettilineo d'arrivo, le transenne effettivamente installate erano meno di 50 metri. Meno della metà del minimo obbligatorio previsto dalle norme di sicurezza. Il programma di gara, inoltre, è stato approvato inizialmente senza i necessari e obbligatori documenti sulla sicurezza, comparsi solo in un secondo momento. •L'inazione dei primi soccorsi investigativi e i verbali di comodo: Nell'immediatezza del dramma, non sono stati effettuati i doverosi rilievi stradali né sono state scattate fotografie dello scenario. Non sono stati ascoltati i corridori coinvolti nella caduta né le decine di testimoni presenti. Al contrario, l'inchiesta ha dato credito a testimonianze parziali, mentre il Presidente del collegio di giuria, con un ragazzo morente sull’asfalto, metteva a verbale la dicitura "nulla da segnalare", consentendo l'omologazione immediata della gara. •La rete di influenze e i conflitti di interesse: La società organizzatrice vedeva tra i propri vertici e consiglieri sindaci, vicesindaci e autorità del territorio. L'evento godeva del patrocinio di figure di altissimo profilo istituzionale, accademico e politico. In questo contesto, le perizie tecniche utilizzate dalla Procura Federale della Federciclismo e, successivamente, dalla Procura della Repubblica di Alessandria sono state affidate a soggetti legati da evidenti reti di relazioni con gli stessi ambienti investigativi e federali, portando a conclusioni viziate da palesi falsità. •Il diniego di un giusto processo: L'archiviazione del procedimento penale da parte della Procura della Repubblica di Alessandria priva la famiglia, lo sport e la società civile della possibilità di accertare la verità storica e giuridica all'interno di un'aula di tribunale, celebrando un processo pubblico e trasparente. La morte di un ragazzo innocente non può essere archiviata nel silenzio e nell'indifferenza delle istituzioni che avrebbero dovuto vigilare, sia sul percorso di gara che nelle aule di giustizia. Chiedo formalmente alle massime autorità giudiziarie e ispettive dello Stato di analizzare le condotte descritte e di fare piena luce sulle dinamiche che hanno portato a questa ingiusta archiviazione. Chiedo agli organi di informazione di non spegnere i riflettori su questa vicenda. Nessuna sentenza civile di risarcimento, per quanto importante nel riconoscere la negligenza degli organizzatori, potrà mai sostituire la verità penale e la certezza delle responsabilità individuali. GIUSTIZIA PER GIOVANNI. SICUREZZA PER TUTTI. Carlo Iannelli
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APPELLO AGLI ITALIANI PER GIOVANNI. PER LA VERITÀ. PER LA GIUSTIZIA. Sono Carlo Iannelli, il babbo di Giovanni. Mio figlio Giovanni aveva 22 anni quando, il 5 ottobre 2019, a Molino dei Torti, in provincia di Alessandria, ha perso la vita durante una gara ciclistica, a poco più di 100 metri dal traguardo, dopo aver urtato con la testa un ostacolo non protetto durante una volata finale di gruppo a oltre 60 km/h. Il procedimento penale è stato archiviato dalla Procura della Repubblica di Alessandria. In sede civile, invece, il Tribunale di Alessandria ha accertato responsabilità della Federazione Ciclistica Italiana, del presidente della società organizzatrice e del direttore di corsa. Dopo anni di battaglie, io continuo a chiedere una cosa sola. NON CHIEDO CONDANNE ANTICIPATE. NON CHIEDO VENDETTA. CHIEDO UN GIUSTO PROCESSO PENALE. Un processo nel quale le prove siano esaminate rigorosamente, le parti possano confrontarsi e ogni responsabilità penale sia accertata nel rispetto della legge e delle garanzie di tutti. Perché un processo non è una condanna. È la possibilità di accertare la verità. Giovanni non è soltanto un fascicolo. Era mio figlio, un ragazzo di 22 anni, con sogni, progetti e tutta una vita davanti. Lo devo a lui. Lo devo alla sua memoria. Lo devo a tutti i ragazzi che continuano a correre inseguendo un sogno. Quello che è successo a Giovanni potrebbe accadere a chiunque. Per questo la mia battaglia non riguarda soltanto la mia famiglia, ma tutti coloro che credono nella sicurezza, nella responsabilità e nella giustizia. Non chiedo una condanna. Chiedo che la giustizia possa fare il suo corso. Perché la verità merita di essere cercata fino in fondo, nel rispetto della legge e dei diritti di tutti. GIOVANNI È MIO FIGLIO, MA È ANCHE IL FIGLIO DI TUTTI. Aiutatemi a chiedere verità e giustizia per Giovanni. Carlo Iannelli Babbo di Giovanni #VeritàEGiustiziaPerGiovanniIannelli #GiustoProcesso #SicurezzaNelloSport #giustiziapergiovanni Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚
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#garlasco APPELLO AGLI ITALIANI PER GIOVANNI. PER LA VERITÀ. PER LA GIUSTIZIA. Sono Carlo Iannelli, il babbo di Giovanni. Mio figlio Giovanni aveva 22 anni quando, il 5 ottobre 2019, a Molino dei Torti, in provincia di Alessandria, ha perso la vita durante una gara ciclistica, a poco più di 100 metri dal traguardo, dopo aver urtato con la testa un ostacolo non protetto durante una volata finale di gruppo a oltre 60 km/h. Il procedimento penale è stato archiviato dalla Procura della Repubblica di Alessandria. In sede civile, invece, il Tribunale di Alessandria ha accertato responsabilità della Federazione Ciclistica Italiana, del presidente della società organizzatrice e del direttore di corsa. Dopo anni di battaglie, io continuo a chiedere una cosa sola. NON CHIEDO CONDANNE ANTICIPATE. NON CHIEDO VENDETTA. CHIEDO UN GIUSTO PROCESSO PENALE. Un processo nel quale le prove siano esaminate rigorosamente, le parti possano confrontarsi e ogni responsabilità penale sia accertata nel rispetto della legge e delle garanzie di tutti. Perché un processo non è una condanna. È la possibilità di accertare la verità. Giovanni non è soltanto un fascicolo. Era mio figlio, un ragazzo di 22 anni, con sogni, progetti e tutta una vita davanti. Lo devo a lui. Lo devo alla sua memoria. Lo devo a tutti i ragazzi che continuano a correre inseguendo un sogno. Quello che è successo a Giovanni potrebbe accadere a chiunque. Per questo la mia battaglia non riguarda soltanto la mia famiglia, ma tutti coloro che credono nella sicurezza, nella responsabilità e nella giustizia. Non chiedo una condanna. Chiedo che la giustizia possa fare il suo corso. Perché la verità merita di essere cercata fino in fondo, nel rispetto della legge e dei diritti di tutti. GIOVANNI È MIO FIGLIO, MA È ANCHE IL FIGLIO DI TUTTI. Aiutatemi a chiedere verità e giustizia per Giovanni. Carlo Iannelli Babbo di Giovanni #VeritàEGiustiziaPerGiovanniIannelli #GiustoProcesso #SicurezzaNelloSport #giustiziapergiovanni Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚
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#7ottobre C’È DA AVER PAURA C’è da aver paura a vivere in un paese come l’Italia, dove taluni magistrati, a dispetto delle evidenze ed alterando gli elementi probatori, dispongono l'archiviazione del caso sulla tragica morte di Giovanni Iannelli, un ragazzo innocente di soli 22 anni. Un'archiviazione che è avvenuta per il coinvolgimento di personalità eccellenti, omettendo la celebrazione di un giusto processo penale volto ad accertare la verità e ad assicurare la giustizia per una morte che si doveva e si poteva evitare. Come si può mantenere la fiducia nello Stato di diritto quando la domanda di verità e di giustizia di una famiglia viene soffocata in questo modo ? #GiustiziaPerGiovanni #GiovanniIannelli #Giustizia #Verità #StatoDiDiritto #SicurezzaNelloSport #Legalità
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#garlasco Il RIS dei Carabinieri di Parma, già nel 2022, si dichiarò disponibile ad approfondire la vicenda relativa all’omicidio di mio figlio Giovanni con massimo scrupolo ed attenzione, a condizione che vi fosse una delega dell'autorità giudiziaria nell'ambito di un fascicolo aperto. All’epoca era aperto il fascicolo nei confronti della testimone falsa Giulia Fassina. Ma la Procura della Repubblica di Alessandria ignorò tale disponibilità, preferendo invece archiviare vergognosamente la morte di un ragazzo innocente di 22 dove sono coinvolti personaggi eccellenti ed intoccabili. #ris #carabinieri #verita’ #giustizia #veritàegiustiziapergiovanniiannelli Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚
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Replying to @sbuglio @rtl1025
Dare un'informazione VERA ti trasforma in un "Destriota e razzista" Quindi chi non è "Destriota e razzista" preferisce le menzogne... Chissà chi vota... Mi ha bloccato e non posso rispondere ma volevo portare all'attenzione di chi legge "l'imbecille del giorno"
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“Ho deciso di raccontare pubblicamente qualcosa di molto personale. Nel 2022 durante la TAC, scopro di avere tre lesioni nella testa. Dopo lo smarrimento iniziale, mi viene consigliato senza esitazione e dicendo di fare la radioterapia perché la chemioterapia non arriverà mai alla testa. E gli effetti collaterali? “Meglio non pensarci” Vedendo un secondo specialista. Stessa risposta. Identico verdetto: radioterapia, bisturi e rischi annessi. Ma poi mio padre e mio fratello incontrano il medico curante. Gli racconta la sua storia e il medico li consiglia di rivolgersi al San Raffaele di Milano, al reparto di neurochirurgia del Prof. Mortini, che aveva già risolto un caso analogo in famiglia. Mio padre e mio fratello riuscirono a incontrarlo pochi giorni dopo, durante una delle sue visite a Roma. Il Professore Mortini guarda le immagini della risonanza, li tranquillizza e li dice: “tuo figlio non ha tre lesioni nella testa ma ha solo una lesione. Niente radioterapia. Niente bisturi. Noi usiamo il Gamma Knife. Niente tagli. Solo raggi gamma che attraversano il cranio e distruggono la massa.” Una settimane dopo la mia famiglia mi porta a Milano. Alle 8 del mattino mi mettono la struttura (mi vedrete nella foto). Mi fanno sdraiare sul lettino di un macchinario simile a una risonanza. Dopo un’ora e mezza, il trattamento è concluso. Me tolgono il "casco", mi portano in reparto, e otto ore dopo sono tornato a casa. Fine. La lesione? Non c’è più. Figuriamoci alcuni che non avevano mai sentito parlare del Gamma Knife. Ho letto un’articolo che diceva che la prima macchina Gamma Knife arrivò in Italia 30 anni fa, proprio a Roma, grazie a un neurochirurgo visionario che si formò in America e dopo pochi mesi fu tolta di mezzo, chiusa in un seminterrato e... dimenticata. Dava fastidio a troppe persone. Eppure il Gamma Knife non serve solo per i lesioni, ma anche per molti tipi di tumori. Cercate su Google: "Gamma Knife - Radiochirurgia Stereotassica - Prof. Mortini" Voglio condividere e fate girare questa storia. Potrebbe evitare a qualcuno un intervento inutile. Potrebbe, semplicemente, salvarlo. "Se anche solo una persona, leggendo questo, potesse avere un'altra possibilità... allora ne sarà valsa la pena." Manuel Meniconi”.
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